ECONOMIA

Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

ECONOMIA

  

 


[Solidarietà, anno XII n. 1, febbraio 2004] 


 

    La candidatura di LaRouche sta
    trasformando il partito democratico


    Il partito di F.D. Roosevelt deve tornare a rappresentare
    gli interessi popolari e liquidare i “candidati di Soros”

    I primi appuntamenti delle primarie USA hanno portato all’affermazione di John Kerry su Howard Dean, personaggio che era stato il “favorito” del battage pubblicitario dei mesi precedenti pagato soprattutto da George Soros: “I am keen for Dean” (sono un entusiasta di Dean).
    Per la vittoria di Kerry è stato decisivo l’appoggio del sen. Edward Kennedy che ha criticato molto duramente la cordata di Cheney al potere, ma soprattutto l’incisività politica della campagna elettorale di Lyndon LaRouche che nelle interviste e negli interventi pubblici ha ripetuto che Kerry merita rispetto, sia sul piano umano che su quello politico, aggiungendo però che, almeno nella prima fase della campagna, ha compiuto l’errore di tenersi “sottotono”, mentre sa benissimo che contro la cordata “neo-con” occorre arrivare allo strappo pubblico perché questo serve a polarizzare l’elettorato affinché “reagisca” energicamente alla truffa subita, sia sul piano delle guerre contro i mulini a vento che su quello dello smantellamento dell’economia industriale del paese, che sospinge la popolazione in una povertà sempre più diffusa.
    Alla vigilia del voto del New Hampishire, Kerry ha mostrato più grinta contro Cheney e contro la politica neo-con ed il risultato elettorale parla abbastanza chiaro.
    Anche se la macchina delle primarie è stata almeno in parte pilotata dalle cariatidi del partito, l’elettorato reale appare evidentemente in recupero, come nel caso del New Hampshire, dove l’afflusso alle urne ha raggiunto il record storico di 200 mila elettori.
    Di contro, a scoraggiare l’elettorato ci sono state situazioni come quella di Washington, dove i brogli sono stati denunciati e documentati da più parti, comprese figure istituzionali, e dove a LaRouche è toccato l’1% dei voti, rispetto al 20% attribuitogli dai sondaggi della vigilia. In particolare l’introduzione dei computer “tocca schermo”, secondo gli esperti, rende i brogli fin troppo facili, perché il software usato è vulnerabile e inaffidabile, e non è possibile il riconteggio. (La polemica già esplose nelle presidenziali del 2000 e evidentemente c’è chi ci marcia).

    La fase decisiva di queste primarie democratiche, sostiene LaRouche si gioca negli stati come Alabama e Mississippi, dove si concentra l’elettorato che il candidato definisce più “suo”, cioè coloro che Franklin D. Roosevelt chiamò “i dimenticati” (the forgotten man), soprattutto i neri e gli emarginati dalla deindustrializzazione. Se queste persone “dimenticate”, che fanno parte di quell’80% della popolazione maggiormente sospinta verso la povertà, non decidono di scendere in campo per combattere decisamente per il futuro della nazione, in queste elezioni ci sono ben poche speranze per gli Stati Uniti.
    Tra gli appuntamenti principali di LaRouche in Alabama, c’è stato il discorso alla Chiesa del Monte Canaan a Talladega e quello alla cerimonia in onore di Martin Luther King ( foto qui sopra), alla quale hanno partecipato 400 persone, indetta dai democratici di Talladega presieduti dall’assessore Eddie Tucker.

    vedi: Il discorso di Lyndon LaRouche in onore di Martin Luther King

    Nel tour elettorale in Alabama, il candidato democratico è stato accompagnato da Amelia Boynton Robinson, eroina dei neri d’America che fu al fianco di Martin Luther King, la quale ha anche organizzato un incontro con una ventina di dirigenti del partito democratico nello stato.

    Il 21 gennaio LaRouche ha continuato la sua campagna nel Mississippi, dove è stato ascoltato dall’associazione dei parlamentari neri a Jackson, la capitale dello stato. A presentarlo al pubblico è intervenuto Erik Fleming, parlamentare dello stato che lo ha accompagnato nel resto del tour, particolarmente dedicato ai giovani.
    Alla conferenza stampa che ha tenuto il 22 a Jackson, LaRouche è stato presentato dalla signora A.M.E. Logan, nota nel Mississippi come “la madre del movimento dei diritti civili”. Oltre ai giornalisti del principale giornale locale sono intervenuti anche i reporters di CBS e NBC. In serata si è tenuto un incontro elettorale al Tougaloo College. Il tema più dibattuto è che il partito democratico può avere qualche speranza solo se riesce a mobilitare e restituire un’identità politica a quell’80% dell’elettorato che è stato scoraggiato dal partecipare alla vita politica.
    La svolta in corso nel partito democratico, alla fine di gennaio, non si limita ai risultati delle urne, ma è visibile soprattutto nelle nuove e sempre più incalzanti iniziative dei parlamentari democratici che chiedono procedure formali contro Cheney e i neo-con al parlamento.
    Inoltre, anche la struttura stessa del partito ormai comincia a svincolarsi dal ferreo controllo fin ora esercitato da organismi centrali come il National Democratic Committee, che hanno ostracizzato LaRouche, tanto che a fine gennaio si registra un netto aumento dei gruppi di elettori del partito che rivolgono al candidato scomodo l’invito a partecipare agli incontri elettorali. Una delle prime aperture è stata quella di Donna Brazile, ex manager elettorale di Al Gore, che nel 2000 fu molto addentro ai negoziati dietro le quinte con la controparte repubblicana. A Manchester, nel New Hampshire, in un incontro pubblico del 27 gennaio, Donna Brazile si è personalmente congratualata con LaRouche per la sua campagna di denuncia di Cheney, raccomandandogli di seguitare. Qualcosa di simile si verifica anche sul fronte dei mass media, che cominciano ad ammettere l’esistenza di un candidato che, tra l’altro, è al secondo posto per il numero di contributi raccolti tra i semplici elettori nei 34 stati in cui è in lizza (24 già confermati alla fine di gennaio).

    Tornare agli Stati Uniti di F.D. Roosevelt per ribaltare la depressione, ricostruire un sistema finanziario mondiale che serva ad incrementare gli scambi economici mondiali, ricostruire le infrastrutture negli USA, compreso un sistema sanitario universale, e rimettere in moto la produzione industriale, creando così ovunque nuova e sana occupazione, sono punti programmatici per cui occorre mobilitare l’intera popolazione: tatticismi e furbizie politici non bastano. Per questo motivo LaRouche ha innescato un vasto processo di reclutamento di giovani capaci di mobilitarsi e “infrangere gli schemi”, la solita partita a schacchi dove a perdere sono sempre gli elettori. Questi giovani (foto sotto) fanno proprio il compito di rivolgersi direttamente alle persone, intervengono agli incontri elettorali e diffondono materiale organizzativo, e soprattutto restituiscono a tanta gente ormai demoralizzata dalla politica, l’idea che è possibile tornare a sollevare dei temi tanto reali quanto urgenti, attualmente soffocati dalla cappa di piombo dello stato di polizia imposto da Cheney e Ashcroft, o giudicati “troppo impegnativi” dai mass media sempre pronti a presentare la scelta elettorale come una questione di gusto.
    Rivolgendosi a questi giovani nel New Hampshire, LaRouche aveva previsto che Dean e Clark sarebbero presto messi fuori gioco. In effetti, i cosidetti “baby boomers” vedono giustamente in Kerry una figura rassicurante, ma, spiega LaRouche, la sua candidatura assumerà un peso sempre più decisivo con l’acuirsi della crisi economica che provocherà presto situazioni d’emergenza tanto difficili da richiedere una leadership programmatica più decisa.

    vedi: Il discorso di Lyndon LaRouche a St. Louis