ECONOMIA

Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

ECONOMIA

  

 


    Tra i primi appuntamenti elettorali, Lyndon LaRouche è stato ricevuto alla University of Missouri a St. Louis il 18 novembre 2003 dove ha parlato ad una settantina di convenuti tra i quali tre parlamentari e un senatore dello stato, un consigliere municipale e un folto contingente di giovani universitari. Di seguito il suo discorso, particolarmente interessante per un pubblico europeo, in quanto colloca l'attuale situazione politica nel suo contesto storico.

    Discorso di Lyndon LaRouche a St. Louis


    Vorrei iniziare con un commento preliminare su ciò che abbiamo fatto dal 1 gennaio 2001, quando risultò evidente che le elezioni erano state truccate per fare in modo che quello sprovveduto di George W. Bush Jr. diventasse presidente, sia con che senza i voti necessari. Francamente ero allora convinto che tutt'e due i candidati meritavano di perdere e bisogna ammettere che in questo Gore è riuscito meglio del suo rivale.
    Viste quelle circostanze capii subito in che direzione sarebbero andati gli eventi. Nel periodo che precedette l'inaugurazione di Bush tenni una serie di discorsi, alcuni trasmessi su internet, per spiegare al vasto pubblico raggiunto, tra le altre cose, che nei due anni a venire occorreva tener presente due cose: primo, sebbene George Bush non era responsabile della depressione in corso, avendola ereditata da Clinton, così sciocco com'era certamente non avrebbe fatto niente per fermarla, e la situazione si sarebbe decisamente aggravata, così com'è poi successo.
    Dissi poi che guardando alla storia, in particolare quella degli anni Trenta, c'è da notare come nelle grandi crisi finanziarie che hanno caratteristiche sistemiche come quella in corso, il pericolo maggiore è che alcuni interessi finanziari che controllano certe banche, le banche centrali indipendenti ed istituti simili, si troveranno in una situazione in cui finiranno per concludere: "vogliamo riscuotere il debito che ci è dovuto anche se questo significa uccidere la gente". Il governo, nella misura in cui si tratta di un governo effettivamente rappresentativo, tenderà invece a dire: "Va bene, però noi dobbiamo difendere la gente, per noi la popolazione è al primo posto". Di conseguenza c'è uno scontro tra certi tipi di interessi finanziari e il governo rappresentativo. In situazioni del genere tendono ad affermarsi tirannie di diverso tipo, per conto degli interessi finanziari, come accadde nel 1789, quando l'Inghilterra usò una setta, i Martinisti, per organizzare ciò che fu poi la famosa Rivoluzione Francese. Questo fu fatto dagli interessi bancari dell'epoca.
    Da allora, le grandi crisi finanziarie sono spesso coincise con lo scoppio, o il rischio dello scoppio, di grandi guerre. Si tratta di un elemento molto caratteristico del 20° secolo.
    Prendiamo l'esempio della Germania che emerse grazie soprattutto all'influenza degli Stati Uniti! E' molto importante notare a questo proposito che nel 1877 Bismarck effettuò dei cambiamenti delle leggi tedesche. Furono riforme influenzate soprattutto da Henry C. Carey, il più importante economista americano dell'epoca, e dagli scritti di Friedrich List, economista dello stesso indirizzo generale del Carey. Questo mise in moto la trasformazione della Germania dove il rapido sviluppo dell'industria e dell'agricoltura fece ben presto di questo paese una grande potenza.
    In quello stesso periodo il grande chimico russo Mendeleyev, che era stato a Filadelfia per le celebrazioni del centenario della fondazione degli Stati Uniti, persuase lo zar Alessandro II ad avviare l'industrializzazione della Russia, cominciando dalla grande ferrovia transiberiana, rifacendosi alla riuscita esperienza della prima ferrovia transcontinentale che era stata realizzata in America.
    Allo stesso tempo anche il Giappone, ad esempio, fu influenzato dal modello degli Stati Uniti di Lincoln -- di cui Henry C. Carey fu l'ascoltatissimo consigliere economico -- e intraprese quella trasformazione che ne fece la prima moderna società industriale dell'Asia.
    In questa situazione l'impero britannico si sentì minacciato; una minaccia proveniente dall'Eurasia e dalle Americhe. L'affermarsi di forti nazioni europee, impegnate nello sviluppo delle proprie popolazioni promuovendo l'industria, l'agricoltura e soprattutto la scienza, costituiva una sfida per l'impero britannico. Allora in Inghilterra comandava il Principe di Galles (giacché sua madre Vittoria si era ritirata in Scozia per dedicarsi all'oppio, e chissà cos'altro, e veniva portata in pubblico solo in occasioni particolari). Il re di fatto mise a punto un piano per sobillare le nazioni europee mettendole l'una contro l'altra, in quella che diventò la prima guerra mondiale. Ovvero, la crisi finanziaria di quel periodo, che si manifestò internazionalmente tra il 1905 e il 1907, condusse alla prima guerra mondiale.
    Come risultato del sistema di Versailles, che fu una follia sin dall'inizio, già nel 1928 il sistema finanziario internazionale europeo era piombato in una nuova crisi sistemica -- non una depressione ciclica ma una crisi sistemica da tracollo. A quel punto, i principali interessi bancari, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra, passarono a copiare quello che avevano fatto in Italia, istallando Mussolini al potere: portarono Hitler al potere in Germania. Questo fu fatto soprattutto con il sostegno da Londra di Montagu Norman, l'ex capo della Banca d'Inghilterra che rappresentava gli interessi della Brown Brothers. Quest'ultima si era fusa con la Harriman & Co. di New York per formare la Brown Brothers Harriman.
    La Brown Brothers Harriman versò il denaro nelle casse del Partito Nazista per portare al potere un Hitler che di fatto era già in fallimento. Poi, il 30 gennaio 1933 Hitler fu nominato Cancelliere dal presidente Hindenburg. Quest'ultimo era ricattabile a motivo delle disavventure finanziarie di suo figlio e finì per cedere alle pressioni e nominò Hitler alla Cancelleria. Il mese successivo Goering organizzò l'incendio del Reichstag che fu usato per invocare i poteri d'emergenza. Fu così che Hitler venne a disporre dei poteri dittatoriali. Da quel momento in poi la seconda guerra mondiale diventò inevitabile. Di nuovo in coincidenza di una crisi finanziaria.
    Oggi siamo in una situazione simile.

    L'assassinio di Kennedy
    Oggi ricordiamo ciò che accadde quarant'anni fa, con l'assassinio del presidente John F. Kennedy. Tutte le emittenti televisive ci propongono questi giorni servizi sull'assassinio di Kennedy. Anche i miei collaboratori stanno ultimando un servizio sulle lezioni da trarre dall'assassinio di Kennedy.
    Non si trattò di un evento isolato ma occorre inquadrarlo nel bel mezzo di quanto ho sin ora detto sugli eventi successivi al 1789: una certa tradizione, che si colloca essenzialmente in certi interessi finanziari, alle prese con una crisi finanziaria, preferirà demolire le mura del tempio piuttosto che accettare che il governo adempia al suo dovere di difendere il bene comune della popolazione. E questo è ciò che accadde allora.
    Ma, risalendo a quell'epoca, vediamo come vi furono anche altri incidenti che ci permettono di comprenere come siamo finiti nel disastro che oggi ci minaccia, tanto nel mondo quanto negli Stati Uniti. Fu allora, con la crisi di Cuba dell'ottobre del 1962, che molti cominciarono a rendersi conto che il mondo poteva finire in ogni momento incenerito da uno conflitto termonucleare. Poi ci fu l'assassinio di Kennedy ed a questo fece seguito, a meno di un anno di distanza, lo scoppio della guerra in Indocina, che fu proprio un incubo.
    Ma risaliamo ancora più indietro, alla fine della seconda guerra mondiale. Alcuni qui ricorderanno qualcosa; forse erano sotto le armi allora, o forse erano bambini e ricordano che il babbo partì per la guerra. Che cosa accadde? Dapprima andammo in guerra pieni d'ottimismo. Le reclute venivano dalle fattorie, o dalla strada, gente povera ecc. e furono inquadrate con gli addestramenti. Allora avevamo tra i 16 ed i 17 milioni di persone in servizio attivo, comprese le nuove reclute.
    Fu una ventata d'ottimismo. La gente, per lo più proveniente da situazioni socio-economiche molto precarie, fu sottoposta agli addestramenti. Certo, a vederli per la prima volta che scendevano dall'autobus così male in arnese, con quei fagotti, messi poi in riga, ti facevano proprio dire: "Ma guarda là, con questi la guerra è persa in partenza". E invece riuscimmo a farne qualcosa di buono, dopo 16 settimane di addestramento riuscimmo a mettere insieme una forza di combattimento che, pur non essendo la meglio addestrata al combattimento, disponeva però della migliore logistica strategica. A questo dobbiamo il fatto che siamo usciti dalla guerra, dopo aver superato la depressione, come la maggiore potenza produttiva mondiale.
    Poi però, prima della fine della guerra, tutto cominciò a volgere al peggio. La vittoria in Europa, il V-E Day, fu un momento di grande gioia per gli USA. Ma lo stesso non si può dire della vittoria sul Giappone, il V-J Day, perché gli USA, sotto Truman, commisero una grande malvagità. La gente non capì esattamente che cosa stesse succedendo ma intuì il male. Senza nessuna valida ragione militare il Presidente Truman aveva ordinato di sganciare le uniche due bombe nucleari dell'arsenale USA sulla popolazione civile di due città giapponesi: Hiroshima e Nagasaki.
    Ben presto fu creato anche il mito della 'cortina di ferro' e il mondo finì di nuovo nella guerra, proprio quando la guerra era appena terminata.
    Per giustificare quella guerra, l'isteria sotto Truman, negli Stati Uniti fu lanciata una caccia alle streghe dalla destra. La gente si scoraggiò. Contemporaneamente il programma economico di Roosevelt fu temporaneamente sospeso, tanto che vi fu una seria recessione, negli Stati Uniti, tra il 1946 ed il 1947.
    I veterani, che con la guerra avevano maturato un senso di ottimismo nei confronti della storia e nei confronti del proprio paese, sprofondarono in qualcosa di ben diverso: l'orrore per le armi nucleari. L'orrore di una minaccia che aveva tutto il peso delle armi nucleari! A questo si aggiunse una ricaduta, dopo il periodo della ripresa rooseveltiana, in una vera e propria recessione. Il pessimismo e la paura tornarono a dominare, e la gente finì per mettersi l'uno contro l'altro, con la paura di denunciare o essere denuciato come comunista. All'inizio si parlò di "trumanismo" ma poi fu usato il termine più famoso: "maccartismo".

    Guerra nucleare preventiva
    La politica dell'amministrazione Truman fu quella della guerra nucleare preventiva con il proposito di stabilire un governo mondiale sotto il dominio britannico e americano. Il problema fu che non avevano a disposizione un vero e proprio arsenale nucleare, visto che le sole due bombe costruite erano state usate, mentre si presentarono anche imprevisti e ritardi nella produzione di nuove armi nucleari. Occorreva inoltre qualcosa di più dei B-29 per portare queste bombe sui bersagli dell'Unione Sovietica, e anche questo problema non fu di facile soluzione.
    Molto chiara fu invece l'intenzione di stabilire un monopolio anglo-americano sulle armi nucleari, e l'intenzione di usare l'arma nucleare, come minaccia o per davvero, per instaurare il dominio imperiale anglo-americano sul mondo. A questo corrispose, anche in politica interna, una politica del terrore che alla fine degli anni Quaranta fu chiamata il maccartismo, la psicosi della delazione. Poi però, a quel punto, l'Unione Sovietica riuscì per prima a sviluppare la bomba ad idrogeno e di conseguenza sfumò la possibilità di usare preventivamente i nostri arsenali nucleari.
    Fu così che entrammo in una fase nuova. Truman fu scaricato; gli fu detto di non ricandidarsi. Il trumanismo doveva essere accantonato. Fu fatto presidente un militare alquanto tradizionalista, il generale Eisenhower, affinché si contrapponesse alla fazione militare favorevole alla guerra nucleare, che aveva acquisito molto potere sotto Truman, con le bombe sul Giappone.
    Intanto però la gente era stata terrorizzata, specialmente quella che più o meno direttamente aveva a che fare con i settori scientifici. Le numerose famiglie che si erano sistemate nei sobborghi, i nuovi "suburbs" presso le nuove industrie che costituivano l'indotto del settore militare, dovevano stare molto attente. Badavano che i figli non dicessero certe cose. "Il babbo potrebbe perdere il posto!", "la FBI ci prenderà di mira!". Ai ragazzi si ripeteva "stai attento", la verità non è importante, ciò che conta è quello che gli altri finiscono per pensare di te, specialmente negli ambienti che hanno a che fare con il governo! Ci fu un regno del terrore che continuò a prevalere persino all'epoca di Eisenhower.
    Poi arrivò la fine della presidenza Eisenhower. Nel suo discorso di commiato Eisenhower mise in guardia dal pericolo che ci trascinavamo appresso e che chiamò "il complesso militare-industriale". Con tale nome si riferiva alla tendenza fascista che risaliva all'epoca della Rivoluzione Francese, quello che oggi chiamiamo "fascismo". Una dittatura nell'interesse di un gruppo di banchieri, come gli ammiratori di John Foster e Allen Dulles, o gente come J. Edgar Hoover. Quelli sono il problema.
    Allora Kennedy era un giovane molto promettente, ma non vantava i collegamenti necessari per controllare questo problema. La Baia dei Porci fu un esempio del problema, una di quelle bravate di Allen Dulles che cercava di rimettere in moto la macchina di guerra. La loro intenzione era quella di arrivare alla guerra termonuclare. Arrivare alla guerra nucleare preventiva, alla politica che era stata in vigore negli anni Quaranta. Per questo fu inscenata la Baia dei Porci.

    Ricordate?
    Poi fu orchestrata la crisi missilistica di Cuba. Qualcuno qui sicuramente ricorderà le emozioni di quei giorni d'ottobre. Chi è abbastanza avanti negli anni ricorderà lo stato d'animo del V-E Day e del V-J Day. Ricordate che cosa provammo quando ci dissero che si stava andando verso una nuova guerra, questa volta con l'Unione Sovietica? E prima ancora, dal 1946-1947 in poi, quando il paese fu colpito dal trumanismo e poi dal maccartismo?
    Vi ricordate di gente che era stata coraggiosa in guerra ma poi negli anni cinquanta diventò tanto paurosa? Era la gente che diceva ai figli di mentire, di chiamarsi sempre fuori per non finire nei guai. Invece di preoccuparsi di qual era la verità ci si preoccupava solo di come tirare avanti evitando noie. Contava solo ciò che poteva servire a fare carriera. La gente si metteva in vendita, dal punto di vista morale.
    Poi tirammo un sospiro di sollievo, negli anni di Eisenhower. Le cose si normalizzarono un po', vi ricordate? Da qualche punto di vista le cose cominciarono a mettersi per il meglio.
    Ma poi, vi ricordate della Baia dei Porci, il17 aprile 1961? Chi allora era giovane ricorderà il nervosimo che serpeggiava, specialmente perché quell'episodio avvenne proprio dopo che Eisenhower aveva puntato il dito sul complesso militare industriale. Come reagirono in famiglia all'epoca della crisi missilistica di Cuba dell'ottobre 1962?
    Dopo questa serie di impatti in successione, che cosa accadde nella testa della gente il giorno in cui fu assassinato Kennedy? E quando partì l'insabbiamento? Poi, poco meno di un anno più tardi, il Presidente Johnson ebbe il coraggio di approvare due leggi per i diritti civili, una delle quali è stata in parte abrogata sotto l'influenza di Al Gore, si tratta del Voting Rights Act. In pratica questa è stata ripudiata dai tribunali federali, sotto l'influenza di un grande democratico: Al Gore. Ricordate questa storia?
    E adesso, oggi, riuscite a fare il punto per capire dove siamo? Siamo finiti in mezzo ad un'altra crisi finanziaria, di natura sistemica: l'intero sistema è allo sfascio! Ma intanto dalla Casa Bianca piovono le dichiarazioni euforiche sulla "ripresa". E' fatta! Non c'è nessuna prospettiva di ripresa: l'economia così com'è ora gestita è finita. La data del tracollo definitivo non è fissata, ma arriverà presto, a meno che non si decidano i cambiamenti necessari.
    Oggi ci troviamo sull'orlo di una guerra. A cominciare è stato Cheney, l'11 settembre 2001. Lo dissi già allora, il 3 gennaio precedente, prima che Bush entrasse alla Casa Bianca, in un discorso pubblico trasmesso anche su internet: bisogna aspettarsi qualcosa di simile all'incendio del Reichstag del 1933. Bisogna temere qualcosa di simile, presto, viste le condizioni vigenti.
    Ed è proprio ciò che accadde l'11 settembre 2001.
    Come risultato di ciò la politica di Cheney per la guerra nucleare preventiva, che lui stava proponendo già da tempo, è tornata d'attualità. Adesso vige la politica di Cheney della guerra globale nucleare preventiva! E' rivolta contro una serie di paesi -- non l'Iraq, non l'Afghanistan, non la Corea del Nord, non l'Iran -- ma altri paesi, compresa la Cina! E al di fuori degli Stati Uniti, forze di un certo livello lo sanno benissimo!
    Nel resto del mondo hanno capito che gli Stati Uniti stanno agendo in questo momento come un criminale di guerra! Senza scopi legittimi, in violazione della legge morale e naturale, si stanno dirigendo verso la guerra: una guerra tanto criminale come quella per cui furono tenuti i processi di Norimberga. Dick Cheney è altrettanto criminale, e con lui la sua schiera di "neo-conservatori". Il presidente è solo uno sciocco, un fantoccio controllato da Cheney.
    E' con questo che dobbiamo fare i conti.

    Quarant'anni più tardi
    Consideriamo adesso la situazione militare ritornando all'anniversario dell'assassinio di Kennedy, quarant'anni fa. Dopo le due guerre mondiali si affermò la convinzione che occorreva evitare gli orrori della guerra. Per gli europei in effetti la prima guerra mondiale fu molto più atroce della seconda, da diversi punti di vista. La convinzione allora diffusa era che un'altra guerra convenzionale, come quelle, non si poteva più combattere. In particolare non si ammetteva più che si potesse semplicemente decidere, arbitrariamente, di scatenare una guerra. Mentre la difesa strategica è ammissibile e necessaria, non si poteva più ammettere che la guerra fosse considerata uno strumento politico. Si ricorre alla guerra solo come modo di affrontare il rischio di guerra -- se questo è reale. E si reagisce solo quando si è attaccati, o se si rischia l'attacco immediato.
    Invece quelli che si erano infatuati delle armi nucleari erano convinti che non occorresse più combattere delle guerre convenzionali. Secondo loro non occorrono più grandi eserciti. Non serve più qualche consenso da parte della popolazione, la sua disponibilità alla guerra. Non occorrevano più milioni di persone disposte ad andare in guerra: essi pensavano che questo ormai non servisse più. "Possiamo usare le superarmi! Le forze aeree con cui sganciare le superarmi!" E poi ancora i sottomarini nucleari e le fortezze volanti. "Non ci servono più gli eserciti di leva, bastano i professionisti, come le legioni romane di Cesare! Gente proveniente da diverse nazioni che andrà a combattere per noi, come killer professionisti, che non chiedono il perché: loro ammazzano o sono ammazzati".
    Sono come i bambini che passano le ore a giocare a mira e spara con i videogame, soldati senza capacità di giudizio, senza una struttura logistica dietro. Hanno un'arma con elevata potenza di fuoco: vedono qualcosa che li infastidisce e sparano a raffica, magari finché l'arma non è scarica, senza stare lì a guardare che cosa sia davvero quel bersaglio.
    Non si tratta di veri soldati.
    Allora, come conseguenza della crisi di Cuba e altre cose accadute negli anni Cinquanta, maturò la convinzione che con lo sviluppo delle armi nucleari si sarebbe raggiunta la situazione in cui uno scambio termonucleare in grande stile avrebbe potuto sterminare la civiltà moderna, se non l'intero genere umano. Questo fu il concetto della "Distruzione reciproca assicurata": non si può ricorrere alle armi nucleari per cui "usiamo piuttosto la minaccia della guerra nucleare per costringere le nazioni a fare concessioni, a cedere la sovranità dei rispettivi governi". Questa fu la politica adottata dopo la Crisi Missilistica di Cuba, negli anni Sessanta e Settanta. Questo fu il problema.
    Ma con la caduta dell'Unione Sovietica, certa gente pensò: "Adesso viene meno il pericolo di un attacco termonucleare contro gli USA. Ci sono armi nucleari che potrebbero essere usate, ma che nessuno ha il coraggio di usare. Pertanto ora possiamo procedere, ricorrendo a vari tipi di arma nucleare, a fare ciò che s'intendeva fare dopo Hiroscima, alla fine degli anni Quaranta: la politica di guerra nucleare preventiva di Bertrand Russell".
    E' con questo che dobbiamo adesso fare i conti.
    Nella storia moderna vi sono diversi casi che dimostrano come questo non abbia mai funzionato. Truman, nella sua stupidaggine, commise degli errori strategici. Riteneva che il monopolio nucleare anglo-americano gli consentisse di fare a modo suo in qualsiasi parte del mondo, senza temere la risposta da parte dei russi ed altri, come i cinesi, anche se allora questi avevano solo un peso regionale. Truman si sbagliava: come conseguenza del suo bluff in Asia ed altrove, nel 1950 la Corea del Nord invase quella del Sud distruggendo completamente le sue forze armate, e inchiodò le truppe USA nel perimetro di Pusan nell'estremo Sud della penisola coreana, fino a quando MacArthur non intervenne con un attacco in diagonale a Inchon. Quella guerra di Corea in un certo senso si è protratta fino ad oggi: una guerra irrisolta di cui sono evidenti ancora oggi gli strascichi.
    In Indocina fu commesso lo stesso errore. Gli Stati Uniti erano convinti, negli anni Sessanta, di poter procedere contro il Vietnam del Nord impunemente o quasi, partendo dal presupposto, che non era del tutto sbagliato, che la Cina non poteva intervenire in forze contro le operazioni degli USA in Vietnam. Ma commisero un errore di calcolo. L'Unione Sovietica decise di estendere il suo sostegno logistico e di altra natura al Vietnam.

    Combattimento asimmetrico
    In Vietnam fu commesso un errore fondamentale, lo stesso che Cheney e Co. stanno commettendo in Iraq e in Afghanistan oggi: non tennero conto del cosiddetto combattimento asimmetrico. Che cosa succede se si decide di ricorrere alle superarmi contro un dato paese? Si provoca necessariamente una risposta che nella sostanza segue gli stessi consigli che gli ufficiali prussiani dettero allo zar Alessandro I, quando questi si trovò ad affrontare l'invasione della Russia da parte della Grande Armata di Napoleone Bonaparte. Il consiglio venne dal von Wolzogen, imparentato con Friedrich Schiller e studioso della sua opera. Il consiglio fu questo: non cercare uno scontro decisivo in campo aperto con l'armata napoleonica sul confine russo. Organizza invece una ritirata, attirando il nemico nel tuo territorio, verso San Pietroburgo o verso Mosca, a seconda di quello che deciderà Napoleone. Quando le truppe napoleoniche avranno occupato una di queste città fate saltare tutto in aria, bruciate tutto, in pieno inverno. In tal modo sarà possibile per le forze russe superstiti e per la popolazione russa buttarsi sulle forze napoleoniche. Così il maresciallo Ney, che comandava la retroguardia di Napoleone, quando finalmente passò dalla Russia in Polonia disse: "Io sono la tua retroguardia, non c'è più nessun altro".
    Questo è il combattimento asimmetrico. Invece di accettare lo scontro nei termini proposti dall'aggressore, si concepisce un attacco su altre premesse.
    Oggi, nell'era delle armi nucleari, la risposta naturale è quella della "guerra di popolo": la guerra asimmetrica si rifà alla guerrra di popolo. Gli USA andarono in Indocina con le superarmi e i vietnamiti risposero schierando persone. Uomo contro uomo. A distanza ravvicinata le armi termonucleari non funzionano, le superarmi non funzionano. Adesso gli USA sono andati in Iraq con gli stessi presupposti, contando sulla superiorità assoluta. Ma quando è arrivato il momento della battaglia decisiva le forze armate irachene sono scomparse! Sono riemerse più tardi, uomo contro uomo. Ci sono due milioni di iracheni che hanno ricevuto un addestramento militare adeguato e adesso rientrano in campo, circondano le forze USA.
    Ci siamo andati a cacciare in questa situazione e adesso il resto del mondo sta pensando a come difendersi da una politica del genere, come quella promossa da Cheney. La Russia fa i suoi piani e altrettanto fanno la Cina e l'India. Altrettanto fanno altrove nel mondo: mettono a punto i piani per difendersi da politiche come quelle di Cheney.
    Il problema che adesso debbo affrontare è che nessuno degli altri candidati democratici ha il coraggio di parlare di questo problema. Chiunque dispone di un addestramento militare adeguato, che ha studiato le caratteristiche del combattimento asimmetrico, sa bene ciò che sto dicendo: abbiamo un governo dominato dalla follia. Ma l'opposizione democratica è altrettanto folle perché non c'è nessuno che ha il coraggio di evocare l'esperienza della storia. E' nostra intenzione avere un mondo all'insegna di questa politica della guerra asimmetrica semplicemente perché qualcuno dietro Cheney intende usare questa politica per instaurare un ordine mondiale imperiale?
    Noi, come popolo americano, siamo così sciocchi e i nostri politici sono così insignificanti, tanto che stiamo semplicemente a guardare mentre questa politica s'impossessa del nostro paese? Questa è la questione centrale.

    Vietnamizzare la popolazione con Wal-Mart
    Consideriamo la stessa cosa da un'altra angolatura. Come ho già detto versiamo in una grave crisi economica. Come mai? Che cosa è accaduto? Com'è possibile che abbiamo cessato di essere la principale nazione produttrice del mondo e siamo diventati dipendenti dalle importazioni a basso costo, costringendo altri paesi a produrre sottocosto per i nostri consumi? In tal modo vietnamizziamo la nostra popolazione con Wal-Mart? [la principale catena mondiale di ipermercati].
    La sovversione economica più grave contro la popolazione americana è quella condotta da Wal-Mart! Se chiedi a qualcuno perché fa la spesa da Wal-Mart, visto che è la cosa meno patriottica da fare, ti risponde che purtroppo il suo reddito non gli permette di spendere di più: non può far altro che acquistare a prezzi tracciati quei prodotti di scarsa qualità.
    Vediamo così come il crollo dei redditi reali della popolazione americana è abbinato a questa truffa in cui Wal-Mart in sostanza impone la chiusura delle attività produttive negli USA perché riempie i suoi scaffali con prodotti sottocosto provenienti dal Messico e dalla Cina.
    Siamo così finiti in una situazione in cui i consumatori americani dipendono da un mercato della manodopera che in pratica è un mercato semi-schiavistico del lavoro, in paesi che vengono dissanguati -- come la Cina, dove sono disposti a fare una cosa del genere, o il Messico. Noi dipendiamo da questo sfruttamento e da questo abuso per riuscire a rovinare la nostra economia, la roviniamo quando andiamo a fare spesa da Wal-Mart! Perché, facendo spesa lì, roviniamo le industrie e l'agricoltura del nostro paese! E così facendo continuiamo a dire che non abbiamo alternative, il nostro reddito non ci consente di acquistare prodotti altrove.
    Gli USA non sono più in grado di produrre: il "made in USA" è solo una menzogna: dovrebbero scrivere "acquistato dagli USA", oppure "su ordinazione degli USA", ma qua non c'è più nessuno che produce quelle cose.
    Perché ci siamo ridotti a fare una cosa del genere? L'ho accennato già prima:
    Negli anni cinquanta i giovani furono educati secondo il principio che, di fronte ad una sfida, non si deve dire la verità ma solo ciò che "è saggio" essere uditi dire. Poi, quando questi giovani si trovarono di fronte alle sfide della crisi missilistica, dell'assassinio di Kennedy, della guerra, essi subirono una trasformazione dei parametri culturali di fondo a cui negli anni sessanta contribuirono fenomeni come i Beatles inglesi o l'Ed Sullivan Show.
    Questa trasformazione dei parametri culturali comportò l'abbandono del progresso tecnologico promosso dalla scienza. Rinnegammo la nostra identità di nazione produttrice. Cominciammo a diventare una nazione di consumatori per la quale altre nazioni dovevano produrre sottopagando la propria forza lavoro. Il modello è quello delle legioni romane che tornavano dalla seconda guerra punica o da altre conquiste: saccheggiavano il resto del mondo per rifornire Roma. E abbrutirono la popolazione dell'Italia con la politica del "panem et circenses".
    Oggi abbiamo il "panem et circenses" in America: sport e intrattenimenti di massa, e sciocchezze sempre più balorde, come nell'antica Roma. Tutto in funzione degli schemi dell'intrattenimento, tutto deve "piacere". All'idea di realizzarsi è stata sostituita quella di divertirsi.
    I vasti strati interessati da una tale esperienza sono noti come la generazione dei baby-boomer, i sessantottini direbbero in Europa. Sono i cinquantenni o quelli hanno da poco superato i sessanta.
    Occupano gran parte delle posizioni imporanti nel governo, nell'amministrazione, e nella vita privata. Loro sono la società post-industriale, la società dei consumi, la società del piacere.
    Essi purtroppo non credono nell'immortalità.


    Immortalità
    Normalmente un senso dell'immortalità si esprime concretamente nella società attraverso i figli e nipoti. Un esempio è dato da coloro che vennero qui in America, non cercavano solo una migliore sistemazione per sé stessi ma soprattutto volevano dare un futuro migliore alla propria discendenza. Coloro che vennero qui in America come immigranti da ogni parte del mondo erano per lo più poveri. Li chiamavano "green-horns", novellini.
    Questa nazione è un crogiuolo di razze e culture, non è una nazione anglosassone. La sua popolazione proviene da ogni parte del mondo, come l'Asia e l'Africa. Quelli di origine africana non vennero qui di propria volontà, ma poi diventarono comunque parte di questa nostra cultura. Gli ispano-americani provengono da situazioni disparate. Ogni angolo dell'Europa ha qui la sua rappresentanza, come influenza culturale; questa nazione non si fonda sulla razza. Siamo un crogiuolo, una repubblica che si fonda sulla cultura che riusciamo a forgiare con i nostri sforzi congiunti.
    Il nostro senso d'immortalità non sta nella razza e nemmeno nelle origini, ma nell'idea della nostra nazione. E' dato dalla nostra immagine dell'uomo, da una parte, e dalla comprensione degli orientamenti e degli scopi della nostra nazione dall'altra. Noi moriremo un giorno: che cosa resterà della nostra vita? Che cosa avremo apportato di positivo? Possiamo morire serenamente, sapendo di aver fatto qualcosa di buono, e siamo certi che il bene che abbiamo fatto resterà dopo di noi?
    Ciò che purtroppo è andato perso è proprio questa idea della società produttiva. Una società che produce, in cui le cose vengono migliorate, si producono cose migliori, in maniera più efficiente; questo è ciò che rende il paese più prospero, ecc.
    E' proprio da questo che ci siamo allontanati!
    Quando si rinuncia ad essere una società di produttori per diventare una società di consumatori, una società post-industriale, una società dedita al piacere, decadente come l'antica Roma: che cosa accade alla generazione che assume un tale ruolo? Essa perde il senso dell'immortalità perché non ha adottato nessuna missione nella vita! Non ha uno scopo per cui vivere. Non c'è una missione che conferisce un vero significato alla vita, e alla morte! Se uno muore nel compimento della sua missione, il successo di quella missione gli fa pienamente sentire il senso della propria immortalità. Chi dà un contributo alla conoscenza vince sulla morte.
    Così abbiamo prodotto una generazione, che attualmente è nell'età universitaria, per la quale non c'è più un vero futuro, perché la nostra è una società senza futuro che sta andando incontro al tipo di guerre di cui abbiamo parlato. Una società senza futuro la cui economia si sta disintegrando. E chiaramente questi ragazzi non ci stanno.

    Il senso di missione
    Il mio compito è cercare di farvi rivivere l'esperienza che ho descritto: una trasformazione che molti percepiscono, che conoscono per esperienza personale, o che intuiscono vedendo come procedono le cose nella società, dall'esperienza dei genitori o dei nonni. L'essenza di questo vi è nota e fa parte in qualche modo della vostra esperienza.
    Per questo motivo, invece di credere a ciò che dicono i massmedia, è opportuno riflettere su come questo processo di trasformazione ci ha potuto abbindolare, in una forma o nell'altra. Come mai in certe occasioni abbiamo fatto la scelta giusta ed in altre quella sbagliata?
    I giovani con i quali lavoro di recente -- adesso sono qualche centinaio, ma presto supereranno il migliaio e per la primavera prossima saranno una decina di migliaia -- sono la forza organizzativa più efficiente che sia mai stata costituita. Hanno un senso di missione e questo consente loro di convincere e di coinvolgere gli altri quando capiscono che questo è indispensabile. Possono avere molti problemi, non è difficile immaginarlo, ma non è questo ciò che conta: dal mio punto di vista e dal modo in cui essi considerano sé stessi le cose stanno in maniera ben diversa. La loro idea di fondo, infatti, è che debbono mobilitarsi per salvare questa società. E così facendo fanno riferimento al proprio senso di immortalità. Così capiscono che debbono rivolgersi alle generazioni più vecchie dicendo: "Unisciti a noi per salvare l'umanità. Salviamo l'idea dell'immortalità nella gente adottando di nuovo un senso di missione. Dobbiamo sviluppare questa società e, preoccupandoci di ciò che rappresentiamo e di ciò che facciamo, noi ci sentiamo moralmente realizzati".
    Per quando mi riguarda, con la mia esperienza, conosco come funzionano queste cose. Per questo dal 1 gennaio 2001 sto facendo questo: spiego la storia evidenziando di volta in volta aspetti e angolature diverse. Le registrazioni di questi incontri vengono messe a disposizione su internet, e invito a riascoltarle anche coloro che erano presenti. In tal modo essi possono vedere se stessi come parte di un processo, un processo in cui si cerca di organizzare la coscienza della popolazione di questa nazione, o di altre nazioni, affinché comprenda ciò che essa rappresenta; il senso della loro partecipazione, un senso di moralità politica nuova negli Stati Uniti, in cui faremo sempre più affidamendo sulla comprensione di queste idee, di questa conoscenza, di questa esperienza da parte dei giovani ventenni, affinché acquisiscano un senso di missione. E man mano che lo svilupperanno essi influenzeranno la generazione dei propri genitori ed altri dando vita ad un nuovo movimento politico nel paese.
    Così, con la crisi che avanza, la cui gravità fa apparire i politici, soprattutto i miei rivali, sempre di più come dei falliti -- perché sono dei falliti, come Lieberman -- noi costruiremo un movimento nel paese per riprenderlo nelle nostre mani. Riprenderci il paese per restituirgli il suo senso di missione, come lo avevamo durante la seconda guerra mondiale. Il senso della speranza in una missione, così come l'avevamo quando si affermò il movimento dei diritti civili, negli anni cinquanta e sessanta. Occorre tornare a rivivere questi grandi momenti del nostro passato per restituire loro nuova vita nella situazione attuale. Questo è il movimento di cui c'è bisogno e questo è ciò per cui mi batto. Adesso unitevi a me.