Negli ultimi giorni, gli sviluppi politici e diplomatici relativi al conflitto tra la NATO e la Russia in Ucraina sono stati caratterizzati da aspetti apparentemente contraddittori. Da un lato, la narrazione dell’UE secondo cui “la Russia sta perdendo la guerra” si è fatta sempre più forte, mentre il gruppo E3 (Gran Bretagna, Francia e Germania) si è riunito per riaffermare il proprio sostegno a Kiev; dall’altro lato, la spaccatura tra i falchi e le fazioni “favorevoli al negoziato” nell’UE si è ampliata e hanno persino cominciato a circolare voci secondo cui presto il gas russo tornerà a fluire verso l’Europa.
Al centro di tutto questo c’è il famoso gasdotto Nord Stream. Al Forum economico di San Pietroburgo, Vladimir Putin è intervenuto, forse non a caso, offrendo di ricominciare a rifornire di gas la Germania attraverso quello dei due gasdotti Nord Stream che non è stato danneggiato nell’attacco terroristico. Il giorno dopo, il presidente russo ha ricevuto Gerhard Schroeder al Cremlino. L’ex cancelliere tedesco è stato uno dei principali promotori del Nord Stream e agli osservatori non è sfuggito il nesso.
Poi, il 9 giugno, Alice Weidel, leader del principale partito di opposizione in Germania, l’AfD, ha tenuto una conferenza stampa chiedendo di negoziare con Mosca il ripristino delle forniture di gas attraverso il Nord Stream. Weidel è arrivata al punto di accusare l’Ucraina del sabotaggio al Nord Stream, chiedendo un risarcimento per i danni all’economia tedesca. Nel farlo, si è basata sulla sentenza della Corte di cassazione tedesca (Bundesgerichtshof), che stabiliva che l’Ucraina, senza nominarla, fosse dietro al sabotaggio. Poiché la sentenza era stata emessa lo scorso gennaio e nessuno aveva reagito all’epoca, l’affondo di Weidel può essere spiegato con le mutate condizioni politiche.
Inoltre, secondo voci raccolte da alcuni media, sarebbero già in corso contatti segreti tra politici tedeschi e funzionari russi per riavviare le relazioni commerciali dopo la fine della guerra. Non è stato certo segreto il viaggio a Mosca il 13 giugno di Michael von der Schulenburg e Ruth Firmenic, due membri del Parlamento europeo del partito BSW di Sarah Wagenknecht, che hanno incontrato diversi funzionari russi per discutere idee su come stabilire “un formato di dialogo”.
Mentre tutto questo va avanti, il governo britannico, l’architetto della strategia geopolitica contro la Russia, continua a perdere pezzi. Il ministro della Difesa si è dimesso, accusando il primo ministro Keir Starmer di non aver erogato i fondi promessi per il bilancio militare. In effetti, Starmer ha aumentato il bilancio della Difesa solo dello 0,08% del PIL, troppo poco per rendere credibili gli impegni presi con Kiev.
In realtà, la posizione pubblica dell’UE e dei suoi membri russofobi è sempre più destinata al consumo interno. Contrariamente alla narrazione secondo cui “l’Ucraina sta vincendo la guerra”, questi sanno che la guerra è persa, ma hanno bisogno, come Trump contro l’Iran, di dichiarare di aver vinto mentre si arrendono. Altrimenti perché scaricare Kaja Kallas, o ridurne i poteri come Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, come trapelato dal Financial Times? E perché, se Putin deve essere sconfitto prima di poter parlare con lui, gli ambasciatori dell’E3 hanno varcato la soglia del Ministero degli Esteri russo l’11 giugno? Sono stati infatti ricevuti dal viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin per un incontro durato circa un’ora e mezza.
I tempi sono ormai cambiati, al punto che la spaccatura all’interno dell’UE è più visibile. Così, Polonia e Italia hanno reagito alla riunione dell’E3 con fastidio, come ha detto ai giornalisti il primo ministro polacco Donald Tusk, dopo aver parlato al telefono con Giorgia Meloni. La stessa Meloni che, in un discorso in Parlamento, ha rimproverato Bruxelles per il suo persistente rifiuto di dialogare con Mosca, sostenuta da una mozione della Camera dei deputati che chiede l’apertura di negoziati con la Russia.
La dura realtà si sta affermando. Il mondo è colpito dalla più grande crisi energetica della storia e le economie europee potrebbero non sopravvivere allo shock, a meno che non trovino presto una fonte di energia a basso costo.