Di Dennis Small e Gretchen Small
Papa Leone XIV ha iniziato il 6 giugno un viaggio apostolico di sette giorni in Spagna, dove ha incontrato «una società europea profondamente polarizzata nella nazione spagnola», secondo le parole del direttore editoriale di Vatican News, Andrea Tornielli. «La Chiesa in Spagna, chiamata a testimoniare un’unità polifonica in questa epoca di polarizzazione e scontro, ha sopportato, insieme all’intero popolo iberico, la tragedia della guerra civile nel secolo scorso.
Alcune di quelle ferite non sono ancora completamente rimarginate», ha scritto Tornielli. Oltre alle guerre civili spagnole, nel secolo attuale la questione della migrazione disperata verso la Spagna (e l’Europa più in generale) da nazioni povere e devastate dalla guerra in Africa e nell’Asia sud-occidentale ha ulteriormente diviso una società – e una Chiesa cattolica – già polarizzata, con espressioni fin troppo frequenti di islamofobia.
Il Papa ha affrontato la questione di petto durante la sua visita in Spagna, affrontando le più profonde questioni filosofiche e teologiche sulla natura dell’uomo, del bene e del male, e dell’Uno e del Molteplice – questioni che affascinano e lasciano perplessa l’umanità da millenni – e lanciando al contempo un forte appello all’azione concreta oggi per salvare il mondo sofferente nell’interesse del bene comune.
Come ha affermato il Papa nella sua omelia durante la Santa Messa celebrata domenica 7 giugno davanti a quasi 1,5 milioni di persone riunite in Plaza de Cibeles a Madrid:
«Anche noi siamo chiamati a essere presenti nelle realtà e nelle sfide della società, senza tirarci indietro, ma impegnandoci personalmente nella costruzione del bene comune… Attingiamo di nuovo da questa sorgente eucaristica, che non ci chiude nella devozione privata, ma ci manda a rinfrancare i nostri fratelli e sorelle, le nostre famiglie, i poveri, i sofferenti e coloro che hanno perso la speranza. La grazia eucaristica ci trasforma e ci rende protagonisti della trasformazione della storia, segno di speranza per coloro che incontriamo».
Ha rivolto la sua attenzione a uno dei momenti salienti della cultura umanistica spagnola, l’epoca del re Alfonso X («il Saggio») nel XIII secolo, come modello da seguire oggi.
«La vostra stessa storia ne è testimone. La presenza dell’Islam nella Penisola Iberica, ad esempio, costituiva una realtà politica, culturale e religiosa di lunga data. In quel periodo non vi era solo scontro, ma anche un tentativo di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul significato della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei. Alla Scuola dei Traduttori fondata da Alfonso X (il Saggio), esperti di tutte e tre le religioni collaborarono alla traduzione dei testi del ricco patrimonio arabo, greco ed ebraico, contribuendo alla diffusione di testi come quelli dei filosofi Averroè (1126-1198) e Maimonide (1138-1204), tra gli altri. Le città di Cordova e Toledo, in particolare, divennero centri di dialogo tra lingue, religioni e conoscenza. Questa è la verità raccontata dalle città europee: la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che ha plasmato le loro differenze nel corso dei secoli, trasformando i conflitti inevitabili in nuovi inizi.”
Il Papa ha concluso il suo intervento con una nota chiaramente politica, elogiando il ruolo della Spagna nella condanna dei crimini a Gaza e della guerra in Iran, senza mai menzionare esplicitamente tali situazioni. «Esprimo la mia gratitudine al vostro Paese per la sua fedele adesione al diritto internazionale e al multilateralismo, che si riflette in un impegno attivo a favore della pace e della solidarietà tra i popoli.
Nel contempo, vi incoraggio a coltivare anche il dialogo e l’amicizia civica all’interno del vostro Paese, a tenere conto delle prospettive dei poveri e dei giovani nel progettare il futuro, ad armonizzare le rivendicazioni di autonomia e di unità, e a promuovere la causa dell’unità in Europa – non in opposizione ad altre potenze, ma come dono all’intera famiglia umana».
Il fattore Schiller Institute
Nel corso della visita del Papa, lo Schiller Institute in Spagna ha organizzato una manifestazione per le strade di Madrid portando uno striscione con la scritta “Sviluppo economico, dialogo tra civiltà – la via verso la pace”, distribuendo al contempo centinaia di volantini contenenti la lettera aperta del 9 marzo della fondatrice dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche, a Papa Leone XIV, “Zepp-LaRouche chiede a Papa Leone XIV di intervenire al livello di Niccolò Cusano”. Quel volantino riportava anche un codice QR che rimandava a un nuovo opuscolo di 32 pagine in lingua spagnola pubblicato dallo Schiller Institute in occasione della visita del Papa, “La spinta allo sviluppo significa miliardi di nuovi posti di lavoro, niente rifugiati, niente guerra”.
A Madrid si sono radunate folle immense in occasione della visita del Papa – circa 1,5 milioni di persone per la Messa di domenica 7 giugno in Plaza de Cibeles, nel centro della città, e 600.000 giovani per la veglia di preghiera di sabato 6 giugno – e l’entusiasmo e l’ottimismo erano palpabili, come hanno potuto confermare gli attivisti dello Schiller Institute. Ha parlato davanti a 12.000 rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport; e ha ricevuto una standing ovation senza precedenti di 7 minuti dopo aver parlato al Parlamento spagnolo lunedì 8 giugno, in cui ha lanciato un appello appassionato e molto controverso per il rispetto dei diritti dei migranti, il rinnovamento morale e la necessità della pace nel mondo.
Il Papa esorta i giovani a guidare il mondo fuori dall’oscurità
Ma è stato il dialogo di Papa Leone con i 600.000 giovani che hanno partecipato a una Veglia di preghiera sabato sera, a rivelarsi alla lunga il suo intervento più significativo durante la visita in Spagna, dato il suo impatto sul futuro di quel Paese e di tutta l’Europa.
Prima che la veglia di preghiera, in sé, avesse inizio, Papa Leone ha risposto alle domande postegli da otto adolescenti più grandi e giovani in età universitaria, che hanno parlato a nome dei gruppi giovanili cattolici di cui facevano parte. Rispose con un misto di vigore e compassione, sviluppando i temi che ha sottolineato durante tutto il suo viaggio: essere cristiani significa prendersi cura dei poveri, lavorare per garantire la giustizia e allontanarsi dalle ideologie, che sono fugaci; significa diventare ricercatori della verità — e avere il coraggio di opporsi agli imperatori e ai poteri del momento per difendere quella verità.
Ha esortato le centinaia di migliaia di giovani presenti ad assumersi la responsabilità di cambiare il corso della storia, affidando loro «la missione di essere veramente umani», per diventare «le scintille di una nuova umanità». Si è rivolto a loro in termini molto personali:
«Riflettendo sulla vita di questi santi (San Giovanni Crisostomo, San Tommaso da Villanueva, San Toribio de Mogrovejo), mi sono detto, come fece Sant’Agostino: se loro ci sono riusciti, perché non io? (cfr. Confessioni, VIII, 27). È una domanda che sono lieto di condividere anche con voi, mentre vi invito a scegliere esempi di vita virtuosa che siano fonte di ispirazione sia per voi che per gli altri.”
Il Papa ha esortato i giovani a essere ricercatori della verità e a non lasciarsi influenzare dal rumore e dalla cacofonia che li circonda – sia in senso figurato che letterale.
«Quando cerchiamo di riconoscere la voce di Dio, il silenzio è ciò che più ci può aiutare. Credo sia molto importante per ciascuno di noi coltivare la capacità di stare in silenzio. Spesso indossiamo le cuffie, ascoltiamo musica o cerchiamo distrazioni, e non siamo capaci di stare in silenzio. Credo che spesso sia proprio in questa esperienza di silenzio che Dio può parlarci o che possiamo riconoscere la Sua voce. Quando cerchiamo il silenzio, scegliamo cosa non ascoltare e quali rumori non lasciare che ci distraggano. Liberandoci dal clamore di mille voci diverse, riconosciamo che alcune sviano i nostri desideri, altre ci sfruttano senza provvedere a noi, e altre ancora parlano per interesse personale. È nel silenzio che arriviamo a capire che le ideologie passano, mentre la verità rimane sempre. Anche qui vorrei sottolineare l’importanza di cercare la verità, perché molte voci, molte cose sui social media ci ingannano e ci raccontano bugie. Cercate sempre la verità! Dio è verità! Se vi allontana da Dio, non è la verità! Non dimenticatelo!”