Il tanto atteso vertice tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, tenutosi il 14 e 15 maggio, si è concluso senza annunci di svolte spettacolari, ma si spera con un rafforzamento della stabilità internazionale. Accogliendo il suo omologo americano, il presidente cinese ha sollevato l’interrogativo fondamentale: “Possono la Cina e gli Stati Uniti superare la cosiddetta ‘trappola di Tucidide’ e forgiare un nuovo paradigma nelle relazioni tra grandi potenze?”. Forse questa riflessione è andata oltre la comprensione di Donald Trump, che però sembra sinceramente rispettare Xi Jinping.
Durante il viaggio di ritorno a Washington, il presidente statunitense ha affermato che la Cina aveva promesso diversi importanti risultati economici, tra cui l’acquisto di aerei Boeing, la ripresa degli acquisti di soia americana e un aumento delle importazioni di petrolio e gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Pur avendo dichiarato che non hanno discusso di dazi, il ministro degli Esteri Wang Yi (foto) ha riferito, nel briefing alla stampa del 15 maggio, che entrambe le parti avevano concordato un quadro per la riduzione delle tariffe doganali.
Per la Cina, come ha sottolineato Wang Yi, “la questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni sino-americane”. Ha aggiunto di sperare che “la parte statunitense rispetti il principio dell’unica Cina”. Trump, da parte sua, ha confermato che i due leader avevano “parlato molto di Taiwan” e discusso “in grande dettaglio” il pacchetto di armamenti statunitensi per Taipei da 14 miliardi di dollari che la sua amministrazione non ha ancora approvato. Ha inoltre dichiarato di non voler vedere Taiwan dichiarare l’indipendenza e ha consigliato ai leader dell’isola di “calmarsi un poco”. Questa affermazione è stata accolta favorevolmente in Cina e anche dall’opposizione a Taiwan — pur essendo tutti ben consapevoli che l’imprevedibilità è il marchio distintivo di Trump.
Per il resto, il ministro degli Esteri cinese ha evidenziato l’importanza del nuovo accordo per una “stabilità strategica costruttiva”, il cui pilastro principale è la cooperazione, affermando che esso fornirà una guida strategica alle relazioni bilaterali nei prossimi tre anni e oltre.
Benché la parte americana volesse che la Cina si impegnasse a fare pressione sull’Iran affinché accettasse un accordo proposto da americani e israeliani, Xi Jinping avrebbe apparentemente rifiutato di conformarsi. Questo sarebbe stato probabilmente uno dei motivi principali per cui il presidente Trump ha revocato la decisione di attaccare l’Iran a partire dal 19 maggio, oltre alla crescente opposizione a un attacco da parte degli stati del Medio Oriente e all’interno degli stessi Stati Uniti, inclusi molti fedelissimi di Trump.
Anche se la parte americana potrebbe non aver ottenuto da Pechino tutto ciò che si aspettava, è stato comunque sufficiente perché la direzione del Financial Times si lamentasse del fatto che la Cina si sia rifiutata di modificare le proprie politiche economiche, comprese quelle relative ai minerali delle terre rare, né di esercitare pressioni su Teheran.
Allo stato attuale, i due leader lasceranno alle rispettive squadre il compito di lavorare sui diversi aspetti della cooperazione bilaterale. Per quanto riguarda il calendario, Trump ha invitato Xi e Peng Liyuan a effettuare una visita di Stato negli Stati Uniti il 24 settembre, invito che il presidente cinese ha accettato, secondo quanto riferito da Wang. I due presidenti hanno inoltre concordato di sostenersi reciprocamente nell’organizzazione del G20 a Miami e dell’APEC (Forum Economico Asia-Pacifico) a Guangzhou più avanti nel corso dell’anno. Tre ulteriori incontri di alto livello tra i due Paesi nel 2026 rappresentano di per sé un importante strumento di potenziale stabilità.
Nel frattempo, quattro giorni dopo la partenza di Donald Trump, Xi Jinping ha ricevuto Vladimir Putin per una visita di Stato, durante la quale i due leader consolideranno senza dubbio la loro stretta partnership. Questa visita era stata pianificata già a febbraio, molto prima che quella di Donald Trump venisse rinviata a maggio.