Dopo 13 notti di attacchi contro l’Iran, il 24 luglio Donald Trump ha dichiarato che avrebbe “sospeso” gli attacchi per lasciare più spazio alla diplomazia, sebbene la leadership iraniana abbia affermato che non sono in corso colloqui. Molti, tra cui il New York Times, sospettano che questa “tregua” statunitense sia dovuta più alla carenza di armi di precisione da parte degli Stati Uniti, nonché agli efficaci attacchi contro le basi statunitensi nel Golfo, che al desiderio degli americani di negoziare. Ciononostante, Trump deve affrontare crescenti pressioni interne per porre fine immediatamente alle ostilità.
Per quanto riguarda i danni arrecati alle capacità statunitensi, essi sono innegabili. Il 25 luglio il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha pubblicato un elenco di tutte le risorse militari statunitensi che sostiene di aver distrutto dal 17 luglio, tra cui 11 tra aerei ed elicotteri a terra, 17 droni da ricognizione e operativi, almeno tre velivoli militari in volo e 37 radar di vario tipo, oltre a vaste infrastrutture distrutte. Se le affermazioni iraniane sui radar fossero anche solo parzialmente accurate – e le immagini satellitari ne confermano molte – le forze armate statunitensi nella regione si troverebbero ora praticamente alla cieca e prive di capacità operative. Si è parlato molto di quanto sia difficile sostituire le munizioni di precisione e i missili intercettori, ma sostituire i radar avanzati è ancora più arduo.
Nel frattempo, la dirigenza iraniana ha anche ammonito i leader europei a non farsi coinvolgere nella guerra aiutando gli Stati Uniti o Israele. Il Regno Unito tuttavia, ha concesso a Washington l’uso delle basi sul territorio britannico per attacchi contro la Repubblica Islamica. Ciò ha portato, il 23 luglio, a un monito particolarmente severo rivolto alla monarchia britannica da parte dell’IRGC: “Avvertiamo la monarchia britannica, che è stata una delle cause principali delle sofferenze dei popoli della nostra regione e il cui bilancio include la spartizione dei Paesi islamici, massacri su vasta scala, l’imposizione di governi autoritari e, soprattutto, l’organizzazione e la direzione dell’occupazione della Palestina e la creazione della catastrofe chiamata Israele, e che ha svolto un ruolo di primo piano nella recente aggressione da parte dell’America e del regime sionista contro l’Iran, di non appesantire ulteriormente il proprio bilancio”.
A tale bilancio si possono ora aggiungere i recenti attacchi sferrati dall’Ucraina contro presunti obiettivi iraniani nel Mar Caspio. Per inciso, il territorio dell’Ucraina rientra ampiamente nel raggio d’azione dei missili iraniani.