Tra tutte le incertezze su come si evolverà il conflitto tra Stati Uniti e Iran, una cosa sembra certa: il “mondo unipolare” dominato dall’alleanza anglo-americana è finito. Questa guerra di aggressione non provocata contro l’Iran, spinta da un regime israeliano impazzito, potrebbe benissimo rivelarsi il più grande disastro strategico degli Stati Uniti degli ultimi decenni. Nessuno degli obiettivi fissati dall’amministrazione Trump, siano essi militari o politici, è stato raggiunto. Ma la credibilità e l’affidabilità degli Stati Uniti e della “classe Epstein” che li governa sono state irrimediabilmente distrutte in tutto il mondo. Al di là della distruzione di vite umane e delle difficoltà nella regione, le ripercussioni negative sull’economia reale e sul processo produttivo a livello mondiale sono già enormi e continueranno a crescere nei prossimi mesi.
Mentre scriviamo, Teheran ha respinto la proposta presentata la scorsa settimana da Washington e ha formulato una propria controproposta in 14 punti che è stata, a sua volta, definita “inaccettabile” dall’amministrazione Trump. Benché Trump abbia dichiarato al Congresso degli Stati Uniti il 1° maggio che le ostilità con l’Iran “sono terminate”, ciò è stato apparentemente fatto per evitare di dover richiedere l’approvazione del Congresso per operazioni militari oltre il periodo iniziale di 60 giorni.
Sul campo, nello Stretto di Hormuz, la situazione continua a inasprirsi. Il 4 maggio, l’amministrazione Trump ha avviato il “Progetto Libertà”, in base al quale la Marina degli Stati Uniti dovrebbe controllare il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, fornendo “indicazioni” alle navi per il passaggio e opponendosi con la forza a qualsiasi eventuale contromisura iraniana. Il passaggio potrebbe essere garantito anche dalle Nazioni Unite, nell’ambito di un piano di corridoi di navigazione elaborato da una task force interagenzie istituita a metà marzo, che include l’Organizzazione marittima internazionale. Ma Donald Trump, ovviamente, non ha alcun rispetto per le Nazioni Unite, né per il diritto internazionale.
Ciononostante, sono in corso colloqui discreti tra americani e iraniani, attraverso terze parti, come il Pakistan e la Russia. Putin ha preso l’iniziativa di chiamare il suo omologo americano il 29 aprile, subito dopo aver incontrato il ministro degli Esteri iraniano Araghchi a San Pietroburgo (da notare che a quell’incontro era presente anche il capo dell’intelligence militare russa.). Anche la Cina sta sostenendo l’Iran, il che sarà certamente un argomento importante affrontato dai presidenti Trump e Xi Jinping quando, il 14-15 maggio, si terrà il loro vertice a Pechino.
Secondo il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, Vladimir Putin ha approvato la decisione di Trump di prorogare il cessate il fuoco con l’Iran e ha nuovamente offerto i buoni uffici della Russia per risolvere la questione del programma nucleare iraniano, probabilmente ribadendo la proposta russa di prendere in custodia l’uranio arricchito di Teheran. Il presidente russo ha inoltre sottolineato “le inevitabili e gravissime conseguenze non solo per l’Iran e i suoi vicini, ma per l’intera comunità internazionale, qualora gli Stati Uniti e Israele ricorressero nuovamente alla forza. E, naturalmente, un’operazione di terra sul territorio iraniano appare del tutto inaccettabile e pericolosa”. Questo, in termini diplomatici, è un avvertimento molto severo.
Questi temi saranno affrontati in una tavola rotonda di esperti dell’EIR che si terrà venerdì 15 maggio alle 17.00 CEST e si svolgerà in concomitanza con la riunione settimanale della International Peace Coalition. (Foto stretto di Hormuz da Osservatore Romano).