ECONOMIA

Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà

ECONOMIA

 



[Solidarietà, anno XI n. 2, giugno 2003]


PRIMA PARTE

Dossier Leo Strauss: le radici dell’utopia mondialista

Il dossier che sta cambiando la storia. Distribuito in centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo, soprattutto negli USA, è stato ripreso dai grandi mezzi d'informazione (una lista parziale in fondo). Sta diventando l’elemento catalitico di una resistenza alla fazione guerrafondaia al potere.

Oltre all'articolo introduttivo, riprodotto di segito, il dossier comprende:
Le "ignobili bugie" dietro la guerra in Iraq: analisi delle giustificazioni assurde di una guerra a cui il gruppo di Cheney si prepara da almeno 12 anni.

— Il metodo della menzogna sistematica giustificato dalle teorie di – Leo Strauss.
— L'11 settembre 2001 come fattore "indispensabile" per imporre la politica di "guerra preventiva"
— La politica del "clean break" di Richard Perle per innescare la polveriera mediorientale
— I servizi paralleli: l'unità d'intelligence segreta del Pentagono.

"Rumsfeld come Stranamore II". Un'ampia analisi di Lyndon LaRouche che spiega come mai un gruppo di potere così ristretto, come quello che ha scatenato la guerra in Iraq, riesca a tenere in ostaggio gli USA e il resto del mondo. Messe a fuoco le debolezze ideologiche della popolazione, e non solo quella americana, l'autore pone in risalto l'alternativa rappresentata dai giovani ai quali la generazione attuale non riserva alcun futuro.

Il regno segreto di Leo Strauss.
Squarci sul "come funziona" il mondo accademico creato da Leo Strauss negli USA raccontati da Tony Papert, collaboratore di LaRouche e studioso di Platone.

Alexandre Kojeve e la "violenza rigeneratrice"
Un elemento fondamentale della "scuola" degli utopisti imperiali è rappresentato dal sinarchismo di cui l'esponente centrale è il professore parigino di origine russa Alexandre Kojeve. A lui si rifanno i moderni Robespierre decisi a decapitare ogni forma del "bene comune" dalla vita e dalla cultura politica.

Il dossier è pubblicato in due parti, nei numeri di giugno e agosto 2003 di Solidarietà, il bollettino d'informazione del Movimento Solidarietà che i non iscritti possono richiedere telefonicamente agli uffici di Milano: 02/2613058 – 02/26110612



Introduzione al dossier


Secondo la rivista americana Time del 17 luglio 1996, il professore dell’Università di Chicago Leo Strauss (1899-1973) è il filosofo prediletto dei politici di Washington ed è il vero ispiratore della “rivoluzione conservatrice”, allora capitanata da Newt Gingrich nel Congresso americano con il suo programma di austerità fascista, il “Contract with America”.
Dal 1996 a oggi l’influenza di Strauss è diventata sempre più egemone. Tra gli straussiani più in vista c’è il vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz, che ha studiato sotto Allan Bloom, l’alter ego di Strauss all’Università di Chicago. Wolfowitz dirige al Pentagono il partito della guerra, costituito essenzialmente da elementi della burocrazia civile. A lui fa anche riferimento I. Lewis Libby, il capo dello staff del vice presidente Dick Cheney che gli ha affidato un “consiglio di sicurezza ombra” nell’Old Executive Office Building, l’edificio più prossimo alla Casa Bianca.
Saul Bellow riferisce nella sua biografia di Bloom che durante la Tempesta del Deserto del 1991, quando Bush senior respinse la proposta di Wolfowitz e di Cheney di ordinare alle truppe americane di marciare su Baghdad, Wolfowitz se ne lamentò con Bloom in una telefonata privata.
Quest’influenza nefasta è stata recente messa a fuoco da Lyndon LaRouche. Ne ha parlato il 3 marzo nel corso di un trasmissione radiofonica molto seguita, diretta da Jack Stockwell. Il candidato alla presidenza USA ha spiegato in tale occasione che Strauss, insieme a Bertrand Russell e H.G. Wells è tra i maggiori responsabili, sul piano intellettuale, del fatto che gli Stati Uniti stanno ripetendo il tragico errore delle Guerre Peloponnesiache, quando Atene cercò di sottomettere i suoi alleati, grazie ai quali aveva potuto respingere i persiani, e finì con il condurre se stessa e la cultura greca all’autodistruzione, lasciando così spazio all’emergere dell’imperialismo romano.
Nel periodo successivo a quell’intervista, il tema di Leo Strauss è stato ripreso da organi d’informazione in Germania, Francia, Italia e America (vedi scheda sotto).
Il libro di Shardia B. Drury “Leo Strauss e la destra americana”, apparso nel 1997, ci da un’idea della “nidiata” intellettuale di Strauss. Oltre a Paul Wolfowitz vi sono:
Clarence Thomas, giudice della corte suprema
Robert Bork, giudice
William Kristol, editore della rivista “Weekly Standard” a cui fanno riferimento i neo conservatori
William Bennet, ministro dell’Istruzione
William F. Buckley, editore della National Review
Alan Keyes, ex funzionario dell’amministrazione Reagan,
Francis Fukuyama, consigliere di bioetica della Casa Bianca; la sua idea sulla “fine della storia” è di stretta concezione straussiana.
John Ashcroft, Attorney General impegnato ad istituire un regime totalitario giustificandolo con l’“emergenza terrorismo”.
William Galston, ex consigliere dell’amministrazione Clinton per la politica interna e, insieme a Elaine Kamark, autore della piattaforma politica del Democratic Leadership Council, la corrente democratica egemone rappresentata da Joe Liberman.
Dopo la seconda guerra mondiale, tra gli alleati e i protetti di Strauss nel lanciare il movimento neo conservatore si contano Irving Kristol, Norman Podhoretz, Samuel Huntington, Seymour Marin Lipset, Daniel Bell, Jeane Kirkpatrick e James Q. Wilson.
L’impostazione filosofica di Strauss è caratterizzata da un’odio viscerale per il mondo moderno e dalla convinzione che occorra un regime totalitario gestito dai ‘filosofi’. Essi respingono i principi universali della legge naturale ma si considerano governanti supremi e assolutistici, capaci di mentire alle masse strumentalizzandole e spacciano questo come l’insegnamento di Platone sulla “nobile menzogna”. Ritengono la politica e la religione degli strumenti per diffondere i miti necessari a mantenere la popolazione sottomessa. Così, ciò che gli straussiani odiano di più alla fin fine sono proprio gli Stati Uniti, che in pratica considerano una riedizione patetica della “democrazia liberale” della Germania di Weimar.
Nella sua carriera Strauss ha personalmente dato la laurea a 100 studenti e la sua “scuola” è praticamente egemone in gran parte delle facoltà di scienze politiche e di filosofia.
Fuggito dalla Germania nazista perché di origine ebraica, Strauss fece proprie senza imbarazzi le teorie filosofiche e giuridiche alla radice del nazismo proposte da Friederich Nietzsche, da Martin Heidegger e da Carl Schmitt. Alcune biografie recenti di Heidegger pongono in risalto il suo entuasiasmo per Hitler ed il nazismo negli anni in cui fu rettore dell’università di Friburgo, per tutto il tempo in cui il regime fu al potere, e che promosse il revival di Nietzsche. Il presidente dei giuristi nazisti, Carl Schmitt (1888-1985), si premurò personalmente di ottenere per Strauss, nel 1934, una borsa di studio della Fondazione Rockefeller affinché potesse studiare in Francia e in Germania, prima di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti. Nella sua lunga carriera accademica Strauss non ha mai preso le distanze dai suoi autori preferiti: Nietzsche, Heidegger e Schmitt.
Carl Schmitt fu definito dai nazisti “Il giurista principe del Terzo Reich”, grazie al ruolo che ebbe nel sovvertire sistematicamente la costituzione della Repubblica di Weimar a partire dal 1919. Fu infatti consigliere dei governi di Brüning, Von Papen e Hitler. Si schierò contro il sistema costituzionale fondato sugli ideali del liberalismo politico e del diritto dei singoli, ritenendolo impotente e corrotto, e fu lui a proporre il governo per decreto e una temporanea dittatura commissariale presidenziale per “salvare” la costituzione. Fu un grande ammiratore di Benito Mussolini, con il quale ebbe uno scambio di vedute sul Diritto Romano. Riconosceva al Duce il merito di aver instaurato un sistema perfetto, fondato sullo stato autoritario, la chiesa e la libera impresa, e capace di gestire i miti con cui comandare alla volontà popolare.
Nel 1933 Schmitt giustificò giuridicamente la decisione di Hitler di imporre la dittatura dopo l’incendio del Reichstag e poi l’invasione della Polonia come “guerra preventiva”: secondo lui la Germania aveva diritto ad estendere il territorio per la propria sicurezza di fronte al rischio delle orde bolsceviche che volevano invaderla. Il presupposto teorico è che lo stato non è legittimato dal suo scopo morale, ma dal modo in cui reagisce di fronte al “pericolo concreto”. Al nocciolo si individua così il pensiero di Hobbes.
Heinrich Meier, professore della Fondazione Siemens, ha scritto due libri su Schmitt e Strauss, che sono egemoni negli ambienti della destra straussiana in Germania e negli USA. Meier spiega che grazie alla loro collaborazione, le idee di Schmitt sono diventate più congeniali alla “rivelazione” cristiana. Così, dice Meier, nel distinguere i nemici dagli amici si obbedisce alla forza nascosta della fede: il leader obbedisce alla rivelazione divina quando prende la decisione storica su chi è il proprio nemico. Strauss invitò Schmitt a “riconoscere apertamente” questa forza ispiratrice, e da ciò prese le mosse quell’ideologia straussiana che successivamente è sfociata nelle teorizzazioni dello “scontro di civiltà”. Strauss esortò il suo maestro a riconoscere che la “politica” non è soltanto una delle sfere dell’attività umana, ma che è piuttosto l’attività umana principale, conferendole al tempo stesso una dimensione religiosa.
Nel rielaborare il pensiero di Schmitt, Strauss sostiene che la fede in Dio costituisce la base per distinguere gli amici dai nemici e questo consente di preservare la supremazia della politica sulle altre sfere della vita sociale. La fede insegna la contrapposizione tra Dio e l’Anti-Cristo, “ma lascia all’uomo tutto lo spazio d’azione per decidere come e in che modo l’Anti-Cristo appare e come è meglio combatterlo”.
Nel criticare il liberalismo e la modernità Strauss prende di mira lo spettro di una rinuncia alla distinzione tra amici e nemici, una distinzione vantata invece come la salvaguardia della politica e della religione.
L’interpretazione straussiana di Schmitt legittimizza così ogni guerra di religione. Quando una tale definizione della politica è intesa come identità primaria di una società ne consegue che anche i rapporti entro lo stato si definiscono allo stesso modo: un “nemico interno” è chiunque si oppone a ciò che si reputa “la volontà divina”.


[Solidarietà, anno XI n. 2, giugno 2003]

SECONDA PARTE

Sinarchismo: alla radice dell'utopia imperiale

Aldo Moro: tra minacce di golpe militare e golpe tecnocratico sovranazionale.

Perché il sinarchismo è "nazi-comunismo". L’esempio messicano.

Proponiamo di seguito l'articolo su Aldo Moro.

Aldo Moro: tra minacce di golpe militare
e golpe tecnocratico sovranazionale

Rileggendo le lettere di Aldo Moro dalla prigione delle Brigate Rosse, ci si imbatte in un tale Robert Marjolin, il quale si rese protagonista di un intervento di tale gravità che il compianto presidente della DC ritenne di doverne parlare nel famoso memoriale, cosciente che questo sarebbe probabilmente stato il suo testamento politico.
Come spiega l’articolo di Jeff Steinberg in queste pagine, Marjolin fu identificato dai servizi segreti USA, durante la guerra, come una colonna del sinarchismo. Nel 1964, in veste di vicepresidente della Commissione CEE, Marjolin si recò a Roma, dove si stavano svolgendo i negoziati per la formazione del primo governo di centrosinistra, per diffidare dall’adozione del programma di coalizione, impostato sull’idea di “programmazione” e comprendente una serie di riforme tra cui quella urbanistica. L’intervento di Marjolin fu una pesantissima interferenza, ma quel che è peggio è che essa avvenne in coincidenza (e verosimilmente in coordinamento) con il famoso “piano Solo”, la minaccia di un colpo di stato messa in atto dal Presidente della Repubblica Antonio Segni, un avversario della svolta in corso.
Scrivendo il diario di quei giorni, Moro non sa che Marjolin è il principale allievo di Alexandre Kojeve, il più stretto collaboratore transatlantico di Leo Strauss, e membro del movimento sinarchista. Scrive Moro: “Il tentativo di colpo di stato nel ‘64 ebbe certo le caratteristiche esterne di un intervento militare, secondo una determinata pianificazione propria dell’arma dei Carabinieri, ma finì per utilizzare questa strumentazione militare essenzialmente per portare a termine una pesante interferenza politica rivolta a bloccare o almeno fortemente ridimensionare la politica del centro sinistra, ai primi momenti del suo svolgimento. ... Nel frattempo però diventarono preminenti gli sviluppi politici a causa di una lettera diffida mandata al Presidente del Consiglio dal ministro del Tesoro (Emilio Colombo, ndr.) circa gli eccessivi oneri finanziari della politica di centrosinistra e di un intervento nello stesso senso, che aveva sapori d’interferenza, del sig. Marjolin della Comunità Politica (sic) Europea. Mentre si attenuava il significato del golpe in quanto tale, si accentuava la tendenza a diminuire la portata del centrosinistra e a ridurla per asserite ragioni finanziarie, ad una normale politica riformistica”. “Il fatto grave, ripeto, fu politico anche per il fatto dell’interferenza della Comunità Europea nelle cose italiane, attraverso la missione Marjolin”, ribadisce enfaticamente Moro in un’altra pagina del suo memoriale.
Occorre sottolineare che “l’interferenza” non va collocata solo nella vicenda italiana, ma in una situazione di destabilizzazione internazionale avviata con l’assassinio del presidente Kennedy, del presidente dell’ENI Enrico Mattei (entrambi sostenitori del progetto di centro-sinistra, come risulta dai documenti ufficiali) e di una serie di attentati alla vita del presidente Charles De Gaulle che si protrassero fino al 1965, quando la cordata di Marjolin fu spodestata dai vertici della CEE su intervento diretto di De Gaulle. La domanda retorica che si pone a questo punto è quella sull’esistenza di una possibile convergenza tra “l’anonima assassinii”, impegnata nei delitti politici, e i disegni mondialisti di cui Marjolin/Kojeve si fecero promotori in seno alla CEE, come il tentativo di sottrarre le entrate fiscali agli stati nazionali per “centralizzarle” nella Commissione.
Quattordici anni dopo, la mano della sinarchia si intravede ancora una volta, nella brutale reazione al nuovo tentativo riformistico di Moro, stavolta con il PCI. Un personaggio, Michael Ledeen, si insedierà al Viminale nel comitato di crisi istituito da Cossiga per coordinare le ricerche dei brigatisti che tengono prigioniero il Presidente della DC. Altri personaggi, come il musicista Igor Markevic e “l’ultimo dei Caetani”, l’ufficiale dell’intelligence britannico Hubert Howard, entrambi legati alla sinarchia internazionale, svolgono un ruolo decisivo.
Su tutto, l’ombra politica di un Henry Kissinger nemico dichiarato del progetto moroteo. Molti elementi della vicenda Moro sono venuti a galla grazie ad un efficace lavoro d’indagine che è stato svolto dalla Commissione d’inchiesta sulle stragi nella passata legislatura.
Ma già nel settembre 1978 il Partito Operaio Europeo, che rappresentava il movimento di LaRouche in Italia, aveva puntato il dito contro il partito oligarchico, i servizi segreti britannici e lo “snodo Caetani”. Una denuncia niente affatto profetica ma basata sul metodo dell’ipotesi e della verifica storica, la stessa che ci permette di denunciare e isolare i golpisti di Washington come filiazione del partito sinarchista in seno all’oligarchia finanziaria internazionale.


I mezzi d'informazione che hanno parlato del "dossier Leo Strauss"

Il «Dossier Leo Strauss» è stato distribuito negli USA ormai in 800 mila copie ed è stato ampiamente diffuso e tradotto nel resto del mondo.
Diamo di seguito una lista di alcune delle reazioni che ha suscitato:

Süddeutsche Zeitung – 5 marzo 2003
“Il partito di Zeus – La combriccola: l’influenza degli straussiani nella politica USA” di Tim B. Mueller
“Il New York Times lo chiamò il padrino del Contract with America del 1994. Per il Times è stato ‘una delle personalità più influenti nella politica americana’ e la New Republic chiama i suoi seguaci nel mondo politico ed accademico ‘una delle prime dieci combriccole del millennio’.”
“La maggior parte dei neo-conservatori sono stati studenti, o studenti degli studenti di Leo Strauss. Altri hanno studiato sotto straussiani famosi come Harvey Mansfeld e Allan Bloom”.
Mueller descrive l’influenza degli straussiani dell’American Enterprise Institute, “dove Bush ha parlato l’altro giorno”. Mueller conclude che “Non si può comprendere la politica americana oggi senza conoscere il retroterra straussiano dei suoi principali pensatori neo-conservatori”. Spiega inoltre che lo straussismo è una mistura di idee “elitarie” con uno strato di religiosita attorno al “patriottismo”, che aspira ad un ritorno all’“interventismo democratico di Teddy Roosevelt”. Con “elitismo” Strauss intendeva dire che la verità è riservata solo a pochi, “i filosofi”.

Libération – 10 marzo 2003
Titolo: “Quegli intellettuali straussiani che riempiono i ranghi dei falchi americani”.
“Negli Stati Uniti non sono i militari che vogliono la guerra. Sono gli intellettuali. Il principale ‘falco’ nell’amministrazione Bush è Paul Wolfowitz ... è il più famoso ... ha studiato sotto Allan Bloom .... e il matematico Albert Wolhstetter, il padre della dottrina nucleare americana. [“il dott. Stranamore” – NdR]
“Non è raro vedere come i più bellicosi sono anche i letterati più raffinati. Uno è Victor David Hanson ... specialista dell’antichità greca ... e Donald Kagan professore di Yale un’altro emiente storico dell’antichità e padre di uno dei più prolifici ideologhi neo conservatori, Robert Kagan...
“Leo Strauss ... si ribellava contro la modernità che secondo lui fu la causa dell’emergenza dello stalinismo e del nazismo”.

Le Monde – 20 marzo 2003
Cita George W. Bush all'American Enterprise Institute, il “tempio” dei neo-conservatori: “Voi rappresentate alcuni dei migliori cervelli del paese” tanto che “il mio governo si avvale di una ventina di voi”.
Il quotidiano francese tornava sull'argomento il 15 aprile con un articolo intitolato “Lo stratega e il filosofo”: “I neo-conservatori non debbono essere confusi con i fondamentalisti cristiani che si trovano attorno a Bush”, provengono da una certa sinistra di New York, dalla East Coast, come anche dalla California.
“Ma, spiega Pierre Hassner, ciò che c’è di singolare nell’amministrazione Bush è di essere riuscita a fondere queste due correnti. George W. Bush induce neoconservatori e fondamentalisti cristiani a fare causa comune. Bush ... ha concepito un cocktail ideologico sorprendente -- ed esplosivo -- maritando Wofowitz e Ashcroft ... due mondi opposti”.

Il New York Times, 4 maggio 2003
“Leo-Cons, un'eredità classica: i nuovi imperialisti”. (ripreso da Gianni Riotta sul Corriere della Sera del 7 maggio).
“L'Amministrazione bush è piena di straussiani”, scrive James Atlas in un ampio articolo di prima pagina del magazine domenicale «Week in Review» del quotidiano newyorkese, corredato da una ricca galleria fotografica degli straussiani, con Wolfowitz nei panni del gladiatore in copertina. "Hanno penetrato la cultura ad ogni livello, dalle università al Pentagono, dirigono e scrivono nelle pubblicazioni grandi e piccole. Finanziano centri studi ... e dispongono di ciò che serve per mandare in onda il loro pensiero ... Sono i neo-conservatori, un nome onnicomprensivo di gruppi disparati ... che intellettualmente si rifanno ... a Leo Strauss.”

Il New Yorker (su Internet) Ha pubblicato il 5 maggio un dossier di Seymour Hersh che riprendeva le informazioni della scheda dell’EIR sull’unità d’intelligence al Pentagono. Questi servizi paralleli sono uno dei fianchi più vulnerabili per un probabile "Straussgate".


• Una calunnia molto articolata contro LaRouche e è apparsa il 9 giugno sul Wall Street Journal, firmata da Robert L. Bartley, ex direttore del Wall Street Journal. Bartley accusa il Financial Times e il New Yorker di fare causa comune con LaRouche contro la politica dell’amministrazione Bush, mentre liquida ogni critica alla scuola di pensiero straussiana come “antisemitismo”.
• Qualcosa nella stessa direzione è stato scritto da Bret Stephens, direttore del Jerusalem Post.

• Il principale giornale elvetico, Neue Zuercher Zeitung del 13 giugno, dedicava ampio spazio ad un articolo intitolato: “Tradizioni e cospirazioni in America: Leo Strauss, LaRouche e la cabala neo-conservatrice”.
L’autore, Hans-Rudolf Kamer, è stato corrispondente di Washington. Si esibisce in varie disquisizioni sui conservatori più o meno “doc” per poi dire che gente come Hillary Clinton fa subito a prendersela con le cospirazioni di destra, quando il marito rischiava l’impeachment. Ma poi ci sono quelli come LaRouche, che ha pubblicato il suo dossier sugli straussiani proprio qualche settimana prima degli articoli apparsi sul New York Times e sul New Yorker. LaRouche parla del “fascismo nicciano di Leo Strauss” e delle “utopie mondialiste” di Russell e Wells, e afferma che l’11 settembre è un nuovo “incendio del Reichstag”. Su LaRouche Kamer dice che è un misto di Kant e anti-semitismo e che calunnia chi gli viene a tiro. Strauss per Kamer non è un fascista ma un “buon democratico”.

• Numerosi gli articoli sulla stampa araba. Al Arab International, ad esempio, ha fatto pubblicità al dossier di LaRouche nell’edizione del 3 luglio con un articolo intitolato: “Il crollo del sistema finanziario internazionale è il motivo dei continui attacchi contro LaRouche” in cui denuncia la campagna di personaggi come Bartley (vedi sopra).

• Il Glasgow Herald, uno dei principali quotidiani inglesi, ha menzionato il ruolo di Lyndon LaRouche nel denunciare “la cabala di Leo Strauss” dietro la politica guerrafondaia promossa da forze egemoniche nell’amministrazione Bush. L’articolo, apparso nell’edizione del 6 giugno, è firmato dal caporedattore politico del giornale Alf Young. Young passa in rassegna gli aspetti salienti della controversia sulle “armi di distruzione di massa irachene” che infuria in Inghilterra e negli USA, i quali gettano luce su “come funziona l’amministrazione Bush e perché ha deciso in primo luogo di lanciare una guerra contro l Iraq”. Al centro delle “motivazioni profonde” c’è il ruolo “di un emigrato tedesco di origine ebraica e filosofo della politica, Leo Strauss ... i suoi insegnamenti e le sue convinzioni hanno influenzato una schiera crescente di discepoli, alcuni dei quali, come il vice segretario alla Difesa Paul Wolfowitz, ricoprono funzioni cruciali nell’amministrazione Bush. La natura di quelle convinzioni inequivocabilmente lascia intendere come e perché la Casa Bianca possa aver scelto di invadere l’Iraq, usando la minaccia delle armi di distruzione di massa di Saddam come semplice pretesto. L’eredità di Strauss fornisce una forte ispirazione intellettuale ai neo conservatori attorno a Bush, che si stanno apertamente comportando come una cabala”. Dopo aver riferito alcune osservazioni della studiosa Shadia Drury su Leo Strauss, Young scrive che “idee di questo tipo hanno condotto qualcuno in America a bollare Strauss come fascista ... Strauss sosteneva che per sopravvivere le nazioni debbono combattere. La pace finisce per condurre alla decadenza. La guerra perpetua, e non la pace perpetua, è la cosa appropriata ... La prof.ssa Drury suggerisce tra l’altro che nel pensiero di Strauss ‘dove non esiste una minaccia esterna occorre fabbricarsela’. Questo ci riporta dritti alla razionalizzazione per invadere l’Iraq e rovesciare Saddam Hussein. Oltre a Wolfowitz, tra gli altri discepoli di Strauss nell’amministrazione Bush ci sono Abram Shulsky, direttore della pianificazione speciale nel dipartimento della Difesa, Doug Feith, assistente del segretario della Difesa con responsabilità per la politica, Steve Cambone, capo dell’ente interno per l’intelligence del Pentagono e Richard Perle, commentatore televisivo che frequentemente appare alla BBC e che recentemente si è dovuto dimettere dal ruolo di consulente dello stesso ministero in quanto avrebbe personalmente approfittato dall’influenza esercitata sui vertici di Washington. “Adesso sta venendo a galla la storia dell’influenza della cabala straussiana nel cuore della politica estera e di difesa degli USA. Nelle ultime settimane, dopo le denunce da parte del candidato presidenziale minore Lyndon LaRouche, con un dossier intitolato “I figli di Satana”, articoli sull’argomento sono apparsi sul New York Times, sul New Yorker e sul Boston Globe. Hanno anche raggiunto le pagine di Le Monde”. E, occorre aggiungere, anche del Corriere della Sera.

• Il vice ministro della Difesa Paul Wolfowitz e altri “neo-conservatori” nel governo di Bush “sono sulle difensive”, ha scritto Michael Hirsh in un ampio servizio apparso il 16 giugno su Newsweek. Dopo aver presentato Wolfowitz come il principale “intellettuale dei falchi”, responsabile della guerra contro “stati sponsor del terrorismo”, Hirsh ha scritto: “Adesso il vice ministro alla difesa e i suoi amici neoconservatori sono sulle difensive. Si scontrano con critici sempre più numerosi a Capitol Hill e nel mondo mentre la credibilità dell’amministrazione Bush – e i suoi presupposti – sono messi alla prova come non mai”. “I neocons vengono caratterizzati come grupies intellettuali che venerano Leo Strauss ... Tanto che qualcuno, come Perle e Kagan, dice di non aver nulla a che vedere con Strauss, mentre Wolfowitz ridicolizza l’idea che lui sia uno straussiano ... I neo-cons, molti dei quali sono ebrei, sono talvolta anche caricaturizzati malevolmente per fare da spalla al partito Likud, la destra israeliana, anche da personaggi affermati in ambiente repubblicano”.

• Una delle prese di posizione più nette è stata pubblicata sul Die Zeit dallo storico Heinrich August Winkler: “Se il potere detta legge – Una rivoluzione conservatrice minaccia l’eredità storica dell’America – adesso l’Europa deve schierarsi a difesa dei valori occidentali ... L’America vivendo ciò che già capitò in Germania, diversi decenni or sono? una rivoluzione conservatrice? Così fu chiamato, allora, ed è chiamato oggi, il movimento degli intellettuali di destra che nel periodo successivo al 1930 lanciarono l’assalto contro lo spirito del tempo liberale. Uno dei loro rappresentanti più influenti fu l’esperto di diritto dello stato Carl Schmitt. Nel 1927 Schmitt presentò uno dei suoi saggi più famosi, “Il significato della politica”. La distinzione politica specifica è quella tra amici e nemici, che è la tesi di fondo, che fu presto discussa appassionatamente. Tra coloro che approfondirono maggiormente Schmitt ci fu il filosofo tedesco Leo Strauss. Non era contro il dogma degli amici e nemici, ma era contro la critica di Schmitt verso il liberalismo perché condotta nell’ambito del liberalismo stesso e quindi non radicale abbastanza. Tale critica poteva essere perfezionata soltanto se fosse riuscita a conquistare un orizzonte oltre il liberalismo, disse ... Dal 1937 fino alla sua scomparsa nel 1973, Strauss insegnò negli USA, principalmente alla University of Chicago. Diventò il centro di una scuola, quella dei neo-conservatori, che sotto Bush il Giovane ha trovato ciò che Carl Schmitt aveva cercato invano: l’accesso a colui che detiene il potere”. “Naturalmente i neo-conservatori americani non sono semplicemente una copia della Rivoluzione Conservatrice tedesca”, scrive ancora Winkler, ma “nel loro pensiero su amici/nemici sono ad ogni buon diritto seguaci di Carl Schmitt”. L’influenza straussiana si manifesta nella dottrina della guerra preventiva, che rappresenta “uno strappo rivoluzionario con la legge internazionale (a sua volta definita principalmente dall’America)”. Winkler incoraggia gli europei a sviluppare una propria alternativa politica che sia in grado di onorare proprio quei valori che i neo-cons statunitensi hanno sacrificato. Ma quest’alternativa, sostiene Winkler, dev’essere molto di più dell’attuale UE.

• La studiosa Shadia Drury, che ha pubblicato diversi libri sul mondo accademico di Leo Strauss, ha affidato i suoi commenti alla International Press News Service: “Strauss non era né un liberal né un democratico. [Per Strauss] l’inganno continuo dei cittadini da parte di chi è al potere è essenziale perché essi hanno bisogno di una guida, di governanti forti che dicano loro quale sia la cosa migliore”. Nel fare la distinzione tra Platone e Strauss, la Drury sostiene che per Platone i governanti debbono essere persone con una spiccata moralità, mentre Strauss dice che “sono idonei al governo coloro che si rendono conto che non c’è moralità e che c’è un solo diritto naturale, il diritto del superiore a comandare sull’inferiore ... ci vuole una popolazione manipolabile come la creta”. E ancora, Strauss “sosteneva che se non esiste la minaccia dall’esterno occorrerà allora fabbricarsela ... Secondo Strauss occorre combattere sempre [per sopravvivere]. In tal senso si rifà decisamente a Sparta. La pace conduce alla decadenza. La guerra perpetua, e non la pace perpetua, è ciò in cui credono gli straussiani”. Questo è ciò che anima gli straussiani di Washington nel perseguire “una politica estera aggressiva, belligerante”. Drury accusa l’amministrazione Bush di “infischiarsene del liberalismo e della democrazia, anche se conquista il mondo nel nome del liberalismo e della democrazia”.

• Il principale quotidiano tedesco, Frankfurter Allgemeine Zeitung ha dedicato un articolo all’argomento nell’edizione del 23 giugno, in una recensione dell’edizione tedesca del libro di Harald Bluhm “L’ordine degli ordini: la filosofia politica di Leo Strauss”. Si spiega che il libro cerca di distinguere tra Leo Strauss e il suo noto maestro, il giurista nazista Carl Schmitt. Ma Bluhm è costretto a riconoscere il marchio di Strauss in tutta l’attuale politica “neo-cons” imperante in America, e che con la sua politica della “nobile menzogna” Strauss è riuscito là dove gli ideologhi nazisti come Nietzsche e Heidegger fallirono, mantenendo una ferrea separazione tra ciò che si rifila al pubblico e le trame degli aderenti alla setta straussiana, o i circoli elitari, come dice il FAZ, che in precedenza aveva già toccato l’argomento.

• In Messico Alfredo Jalife-Rahme ha rilanciato gli attacchi contro Leo Strauss nei suoi articoli su La Jornada e El Financiero, suscitando vivaci reazioni in ambienti sionisti.

• In Colombia le critiche agli straussiani sono state riprese da Eduardo Pizarro Leongomez su El Tiempo.

Il dossier è pubblicato in due parti, nei numeri di giugno e agosto 2003 di Solidarietà, il bollettino d'informazione del Movimento Solidarietà che i non iscritti possono richiedere telefonicamente agli uffici di Milano: 02/2613058 – 02/26110612


La campagna di LaRouche lascia il segno

Il 9 luglio il Wall Street Journal ha reagito alla campagna con cui Lyndon LaRouche è riuscito a smascherare le origini straussiane dei neoconservatori che controllano il governo USA, prendendosela con grandi media come il New York Times e il New Yorker, colpevoli di avere seguito le indicazioni larouchiane. Il Wall Street Journal ha affidato il compito a Robert Bartley, avversario pluridecennale di LaRouche, che ha firmato un articolo intitolato: "Con LaRouche nella palude delle febbri". Bartley confessa di essere stato lui stesso un seguace di Leo Strauss e di essere legato agli straussiani di Washington, e cerca di allontanare il sospetto che grava su di loro, e cioè che essi abbiano inscenato la guerra in Iraq per arrivare alla dittatura mondiale. Bartley quindi insinua che il titolo del pamphlet con cui LaRouche ha smascherato gli straussiani, "I bambini di Satana", tradirebbe un'ideologia antisemita, poiché sarebbe un'espressione della destra americana. Naturalmente, dato che l'articolo principale del pamphlet è firmato da Jeff Steinberg, collaboratore di LaRouche di origine ebraica, Bartley si esibisce in audaci contorsioni.
L'articolo di Bartley è poi stato rilanciato il 13 giugno dal Neue Zuercher Zeitung, sotto il titolo "Tradizioni della cospirazione in America -- Leo Strauss, LaRouche e la cabala neo conservatrice". L'articolo sull'organo della comunità finanziaria svizzera è firmato dal responsabile degli affari economici del giornale, Hansrudolf Kamer. Esso riprende quasi in toto il testo di Bartley, compresa l'insinuazione di antisemitismo, e si lamenta che, grazie alla pubblicità offerta alle teorie cospiratorie di LaRouche dal New York Times e dal New Yorker, le accuse ai neo-cons straussiani trovino risonanza anche in Europa.


Il "dossier Strauss" fa la storia

Il Glasgow Herald, uno dei principali quotidiani inglesi, ha menzionato il ruolo di Lyndon LaRouche nel denunciare "la cabala di Leo Strauss" dietro la politica guerrafondaia promossa da forze egemoniche nell'amministrazione Bush. L'articolo, apparso nell'edizione del 6 giugno, è firmato dal caporedattore politico del giornale Alf Young.
Young passa in rassegna gli aspetti salienti della controversia sulle "armi di distruzione di massa irachene" che infuria in Inghilterra e negli USA, i quali gettano luce su "come funziona l'amministrazione Bush e perché ha deciso in primo luogo di lanciare una guerra contro l’Iraq". Al centro delle "motivazioni profonde" c'è il ruolo "di un emigrato tedesco di origine ebraica e filosofo della politica, Leo Strauss ... i suoi insegnamenti e le sue convinzioni hanno influenzato una schiera crescente di discepoli, alcuni dei quali, come il vice segretario alla Difesa Paul Wolfowitz, ricoprono funzioni cruciali nell'amministrazione Bush. La natura di quelle convinzioni inequivocabilmente lascia intendere come e perché la Casa Bianca possa aver scelto di invadere l'Iraq, usando la minaccia delle armi di distruzione di massa di Saddam come semplice pretesto. L'eredità di Strauss fornisce una forte ispirazione intellettuale ai neo conservatori attorno a Bush, che si stanno apertamente comportando come una cabala".
Dopo aver riferito alcune osservazioni della studiosa Shadia Drury su Leo Strauss, Young scrive che "idee di questo tipo hanno condotto qualcuno in America a bollare Strauss come fascista ... Strauss sosteneva che per sopravvivere le nazioni debbono combattere. La pace finisce per condurre alla decadenza. La guerra perpetua, e non la pace perpetua, è la cosa appropriata ... La prof.ssa Drury suggerisce tra l'altro che nel pensiero di Strauss 'dove non esiste una minaccia esterna occorre fabbricarsela'. Questo ci riporta dritti alla razionalizzazione per invadere l'Iraq e rovesciare Saddam Hussein. Oltre a Wolfowitz, tra gli altri discepoli di Strauss nell'amministrazione Bush ci sono Abram Shulsky, direttore della pianificazione speciale nel dipartimento della Difesa, Doug Feith, assistente del segretario della Difesa con responsabilità per la politica, Steve Cambone, capo dell'ente interno per l'intelligence del Pentagono e Richard Perle, commentatore televisivo che frequentemente appare alla BBC e che recentemente si è dovuto dimettere dal ruolo di consulente dello stesso ministero in quanto avrebbe personalmente approfittato dall'influenza esercitata sui vertici di Washington.
"Adesso sta venendo a galla la storia dell'influenza della cabala straussiana nel cuore della politica estera e di difesa degli USA. Nelle ultime settimane, dopo le denunce da parte del candidato presidenziale minore Lyndon LaRouche, con un dossier intitolato "I figli di Satana", articoli sull'argomento sono apparsi sul New York Times, sul New Yorker e sul Boston Globe. Hanno anche raggiunto le pagine di Le Monde". E, occorre aggiungere, anche del Corriere della Sera.

La "Rivoluzione conservatrice straussiana"
Sulla scia delle denunce iniziate da LaRouche e dal dossier sugli "straussiani" da lui fatto distribuire in mezzo milione di copie, una delle prese di posizione più nette è stata pubblicata sul Die Zeit dallo storico Heinrich August Winkler:
"Se il potere detta legge -- Una rivoluzione conservatrice minaccia l'eredità storica dell'America -- adesso l'Europa deve schierarsi a difesa dei valori occidentali ... L'America sta vivendo ciò che già capitò in Germania, diversi decenni or sono: una rivoluzione conservatrice? Così fu chiamata, allora ed oggi, il movimento degli intellettuali di destra che nel periodo successivo al 1930 lanciarono l'assalto contro lo spirito del tempo liberale. Uno dei loro rappresentanti più influenti fu l'esperto di diritto dello stato Carl Schmitt. Nel 1927 Schmitt presentò uno dei suoi saggi più famosi, "Il significato della politica". La distinzione politica specifica è quella tra amici e nemici, che è la tesi di fondo, che fu presto discussa appassionatamente. Tra coloro che approfondirono maggiormente Schmitt ci fu il filosofo tedesco Leo Strauss. Non era contro il dogma degli amici e nemici, ma era contro la critica di Schmitt verso il liberalismo perché condotta nell'ambito del liberalismo stesso e quindi non radicale abbastanza. Tale critica poteva essere perfezionata soltanto se fosse riuscita a conquistare un orizzonte oltre il liberalismo, disse ... Dal 1937 fino alla sua scomparsa nel 1973, Strauss insegnò negli USA, principalmente alla University of Chicago. Diventò il centro di una scuola, quella dei neo-conservatori, che sotto Bush il Giovane ha trovato ciò che Carl Schmitt aveva cercato invano: l'accesso a colui che detiene il potere".
"Naturalmente i neo-conservatori americani non sono semplicemente una copia della Rivoluzione Conservatrice tedesca", scrive ancora Winkler, ma "nel loro pensiero su amici/nemici sono ad ogni buon diritto seguaci di Carl Schmitt". L'influenza straussiana si manifesta nella dottrina della guerra preventiva, che rappresenta "uno strappo rivoluzionario con la legge internazionale (a sua volta definita principalmente dall'America)". Winkler incoraggia gli europei a sviluppare una propria alternativa politica che sia in grado di onorare proprio quei valori che i neo-cons statunitensi hanno sacrificato. Ma quest'alternativa, sostiene Winkler, dev'essere molto di più dell'attuale UE.

Il dossier è pubblicato in due parti, nei numeri di giugno e agosto 2003 di Solidarietà, il bollettino d'informazione del Movimento Solidarietà che i non iscritti possono richiedere via posta elettronica a [email protected]